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“Difendiamo la Casa delle donne dalla Raggi”. Parla lo scrittore Porpora

Hai lanciato una raccolta di fondi per la Casa internazionale delle donne, qual è stata la molla?
La molla è stata quella di riuscire a coinvolgere nel sostegno alla Casa internazionale delle donne proprio quelle parti che, paradossalmente, potrebbero sembrare quelle meno interessate, quelle che, con una espressione che a me piace molto, sono ‘dalla parte sicura del recinto’. Il problema della violenza alle donne non è ‘un problema delle donne’ soltanto, è un problema di cui deve farsi carico l’intera società.
Ho seguito in diversi momenti, anche se da lontano, il problema che la Casa ha riscontrato. Conoscevo il lavoro che lì si fa, e so bene come la violenza sulle donne non sia soltanto – e ne basterebbe! – ciò che emerge, ma ci sia una continua violenza sotto traccia, molto spesso non espressa, non denunciata, quasi che faccia parte di una sorta di normalizzazione della violenza all’interno della società, quindi il lavoro della Casa – ancora più prezioso, proprio se visto dalla parte che meno si vede – va aiutato e incoraggiato.

Hai “ripagato” i sottoscrittori del crowdfunding con pezzi inediti del tuo nuovo romanzo, una trovata originale e forse controcorrente.
Non userei il termine controcorrente, perché potrebbe sembrare una trovata pubblicitaria alla mia attività di scrittore. Direi una trovata curiosa, perché è piuttosto insolito che, mentre la mia novità editoriale sarà il romanzo che sarà in libreria a ottobre per Marsilio, io non pubblicizzi questo libro in uscita, ma ‘regali’ parti di un romanzo che uscirà forse nel 2020 o 2021. Per me è un modo, se vogliamo anche ingenuo, per ripagare dell’aiuto che tante persone stanno dando alla CID.

Un uomo che si attiva per un luogo che si occupa, soprattutto, di violenza degli uomini sulle donne. Una buona notizia…
Io sono un uomo bianco, italiano, eterosessuale, cattolico, e di sinistra: diciamo che dovrei essere in una categoria ipertutelata! In realtà, i miei diritti non sono quelli che si riversano su di me direttamente in quanto uomo, in quanto bianco ecc, ma i miei veri diritti sono quelli che appartengono all’intero corpo sociale di cui faccio parte. In questa fase storica, presenziare al Gaypride, attivarsi per la CID o per strutture e iniziative simili, alzare la propria voce in bus o in spiaggia se si assiste a un episodio di violenza o di razzismo, sono iniziative al tempo stesso doverose e piacevoli perché vanno a tutelare i miei diritti, non soltanto i diritti delle persone offese.

Hai citato il razzismo. Tu hai parlato dell’ondata di razzismo non come un’emergenza, ma come un dato di fatto. Davvero in Italia siamo a questo punto?
Credo che nel nostro paese ci sia il tentativo sistematico di indirizzare altrove il nostro sguardo, rispetto a un panorama che, ne sono convinto, non è un panorama di emergenza ma di realtà. Rendersi conto della differenza fra emergenza e realtà è fondamentale, perché l’emergenza la puoi rattoppare in qualche modo, ma tu oggi hai una realtà dove il controllo sociale non c’è più. Quella che ieri sarebbe stata una boutade, una sparata da bar, e certo in sei o sette si sarebbero alzati per fermarti, per darti dell’imbecille se tu avessi minacciato un’aggressione razzista, oggi diventa realtà accettata e ‘normalizzata’. E questo grazie anche alla potenza dei social, dove queste persone si ritrovano insieme, sommano le proprie aggressività, non debbono render conto a nessuno.

Dovendo, allora, lavorare non sull’emergenza, ma sulla realtà, qual è il ruolo della cultura nella crescita delle consapevolezze, dei diritti individuali? Quale compito può assolvere nei tempi che viviamo, e come?
Intanto, una piccola precisazione. Noi siamo abituati a considerare la cultura come una cosa a latere rispetto alla vita: la vita sta da una parte, la cultura sta dall’altra, e al massimo la cultura può essere di supporto alla vita. In realtà, la cultura è vita, tanto più vivendo in un paese come l’Italia. La filosofia – anche se di filosofia non sappiamo nulla – impronta la nostra attività nel mondo, qualunque sia la nostra attività: confrontarsi con la persona amata, confrontarsi col bambino, col diverso… La cultura esiste in quanto strettamente connaturata col mondo che ci è dato da vivere. Altra cosa è la volontà di guardarsi dentro e guardarsi intorno, cercando di capire quali possono essere gli strumenti per modificare questo mondo, per comprendere quale rovesciamento ci sia stato nei confronti dell’intelligenza. Oggi la ‘cultura’ viene vista con diffidenza: la persona che ha studiato, che ha competenze, che cerca di coltivare e condividere dei saperi, è vista come la persona che ti vuol fregare. E questo rovesciamento ha responsabili in tutti gli schieramenti politici. Se restaurassimo di nuovo la gerarchia dove l’intelligenza e la cultura contano qualcosa, nel momento in cui ci interrogassimo sul nostro essere Uomo, improvvisamente ci interrogheremmo anche sull’essere diverso da noi, e quindi nel momento in cui ci trovassimo una donna pakistana incinta sul bus, la prima cosa che ci chiederemmo non è se la donna sia o no portatrice di qualche malattia esotica di cui abbiamo letto su Facebook, ma di cosa la donna può aver bisogno in quel momento. Perché noi siamo anche lei, e viceversa.

L’iniziativa

Ivano Porpora è uno scrittore. Ha lanciato un’operazione di crowdfunding per sostenere la Casa Internazionale delle Donne di Roma: fino al 7 agosto, si può donare attraverso Paypal (https://paypal.me/pools/campaign/109709175730702720) e seguire l’andamento della campagna e la pubblicazione dei capitoli sulla sua pagina Facebook (www.facebook.com/ivano.porpora). Arrivano le donazioni, e lui mette online i capitoli di un suo nuovo romanzo. Un do ut des buono e utile.

Biografia

Ivano è nato nel 1976 a Viadana, in provincia di Mantova, dove abita. Ha pubblicato i romanzi La conservazione metodica del dolore (Einaudi 2012) e Nudi come siamo stati (Marsilio 2017); è in uscita L’Argentino (Marsilio 2018). Tiene corsi di scrittura in giro per l’Italia e incontri di psicoterapia e narrazione. È presidente dell’associazione culturale La Nottola di Minerva; il suo sito èwww.ivanoporpora.it

Articolo originale

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