Colpo ai Casamonica: ad incastrarli la testimonianza della prima donna pentita

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Sono 31 i membri del clan finiti in cella (6 sono ricercati), 11 sono donne

È stata la moglie di Massimiliano Casamonica, fratello del boss Giuseppe, ad aiutare gli inquirenti a rimettere insieme i pezzi dell’indagine che ha portato a 37 arresti alle prime luci dell’alba sulla Capitale. La donna è la prima pentita del clan che comandava Roma. Per 12 anni a fianco di un uomo di spicco della famiglia, che aveva sposato con una cerimonia sinti, ha deciso di collaborare con gli inquirenti entrando a far parte del programma di protezione di cui tutt’ora fa parte.

La decisione è arrivata dopo anni di soprusi, sopratutto da parte delle altre donne della famiglia che non l’hanno mai accettata, tanto da arrivare a sequestrarla insieme ai tre figli. Ma non è la sola: fondamentale per le indagini anche la testimonianza di una altro pentito, un calabrese residente da anni a Roma, che per il gruppo avrebbe curato interessi legati al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. E così il castello di carte costruito su abusi e violenza è andato in frantumi. C’è voluto tanto tempo ma per la prima volta alla famiglia Casmonica e i suoi affiliati vengono contestati reati gravissimi (spaccio, estorsione, usura) con l’aggravante del 416bis, il metodo mafioso.

Gli arrestati

Sono 31 i membri del clan finiti in cella (6 sono ricercati), di cui 11 donne. Il bottino sequestrato dalla polizia è ingente (anche se non definitivo): 50 mila euro in contanti, conti correnti, 20 automobili, decine di orologi di lusso. E poi quattro case popolari, occupate abusivamente dopo essere state sottratte ai legittimi utilizzatori come restituzione di debiti contratti con la famiglia; fra le vittime dei Casamonica c’è anche il conduttore radiofonico Marco Baldini, che da tempo ha riconosciuto di essere vittima del gioco d’azzardo. Sottratte alla criminalità organizzata anche attività commerciali: un locale nel centralissimo Pantheon, una discoteca a Testaccio, un centro estetico sulla Tuscolana e una palestra a Marino. Quest’ultima era di proprietà di Domenico Spada, detto Vulcano, ex campione di pugilato, anche lui colpito dall’ordinanza del Gip di Roma. Già noto alla cronache per essere stato immortalato in un video insieme al senatore M5S Dessì e per le sue ospitate in tv mentre infangava il nome della giornalista di Repubblica Federica Angeli, da anni sotto scorta proprio per aver testimoniato contro la famiglia.

Le indagini

“Sottolineo l’importanza dell’operazione di oggi che dimostra come su Roma non ci sono zone franche”, ha detto il comandante del reparto operativo di Roma, il colonnello Mario Conio, nel corso della conferenza stampa sul maxi blitz. L’operazione messa a segno nella zona “Appia Tuscolana – ha osservato – è l’ennesimo colpo in quartieri che da sempre hanno la nostra attenzione”. Le indagini dei carabinieri, che sono cominciate ben prima dell’ormai celebre funerale da ‘Padrino’ di ‘zio’ Vittorio alla Chiesa di San Giovanni Bosco con tanto di banda e carro funebre, hanno poi fatto emergere legami tra il gruppo e la ‘ndrangheta. Le manette sono infatte scattate anche per un calabrese di San Luca affiliato alla nota famiglia mafiosa degli Strangio, operante nella locride che rappresentava uno dei canali di rifornimento della cocaina per il clan. La droga veniva poi rivenduta nelle piazze di spaccio di cui i Casamonica avevano il controllo in particolare alla periferia sud est della città.

Gli investigatori hanno descritto i Casamonica come un gruppo strutturato e unito anche grazie a legami di sangue e che parlano una lingua tutta loro, un vecchio dialetto sinti che molti non sono in grado di interpretare.

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