“Sono fascista, sì”. Il responsabile della casa editrice di CasaPound senza ritegno

Focus

Nell’Italia gialloverde il ministro dell’Interno pubblica il suo libro con l’editore vicino all’organizzazione neofascista

Dichiarazione odierna di Francesco Polacchi, responsabile della casa editrice con cui Matteo Salvini ha deciso di pubblicare il suo libro: “Sono un militante di CasaPound, anzi il coordinatore regionale della Lombardia. E sono fascista, sì. Lo dico senza problemi”. Siamo ormai alla totale mancanza di ritegno.

Nell’Italia gialloverde ci si può tranquillamente classificare come fascista e nessuno dice niente. Anzi, vieni pure invitato ad aprire il tuo stand a una manifestazione di alto valore culturale e morale come il Festival del libro di Torino. Non entriamo qui nelle polemiche fra chi va e chi non va al Salone: sono scelte individuali, non esiste una “linea” dettata da chissà chi. E’ un fatto però che la manifestazione torinese è già rovinata: responsabilità di chi la organizza. Per sovrammercato, il ministro dell’Interno, ormai vero caporione dei “neri”, pubblica il suo “libro” con la casa editrice di questo Polacchi.

Questa spudoratezza, impensabile fino a pochi mesi fa, è diventato il problema principale di cui tenere conto. Naturalmente bisogna tenere i nervi saldi senza – come si diceva una volta – cadere nelle provocazioni: e però bisogna pure che qualcuno alzi la voce. E si applichino le leggi: la legge Scelba e la legge Mancino parlano chiaro.

La legge Scelba del lontano 1952 sanziona chiunque “promuova od organizzi sotto qualsiasi forma, la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. Secondo molti CasaPound sta violando questa legge. Qualche magistrato dovrebbe lavorarci su. E pure in fretta.  

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