Non umiliamo la storia: nessuna stele per i parà nazisti a Cassino

Focus

Non possiamo girare la testa dall’altra parte, in nome di una riconciliazione impossibile e inefficace. Non facciamo a pezzi un passato comune

Una stele nella grotta che ha ospitato il comando tedesco a Cassino. Un paracadute aperto che richiama la prima divisione che ha operato nella zona. Un gesto grave, una ferita alla memoria della guerra di liberazione e un’offesa alla comprensione della storia. Sarebbe sufficiente richiamare stragi e violenze dei paracadutisti che si vorrebbe omaggiare. Ma c’è qualcosa di più profondo che merita attenzione: un rovesciamento di piani e giudizi. Un conto sono i riconoscimenti per le vittime, il richiamo alla pietà e al rispetto delle vite umane, altra cosa è un giudizio storico che non può scivolare sulle differenze, far finta che non ci siano identità e fronti contrapposti.

La terra della nostra regione è piena di tracce della seconda guerra mondiale: battaglie, sbarchi, linea difensive, nascondigli, bunker, luoghi di residenza di truppe e divisioni. I cimiteri di guerra conservano i resti di vite spezzate nelle dinamiche del conflitto totale. E allora non possiamo girare la testa dall’altra parte, in nome di una riconciliazione impossibile e inefficace.

Da una parte chi ha combattuto per la libertà, la democrazia, il rispetto delle opinioni altrui, la valorizzazione di differenze e comportamenti. La sconfitta delle potenze dell’Asse, la resa del nazi fascismo è il risultato della convergenza di forze diverse, di ragazzi provenienti da tanti angoli del pianeta pronti a mettere in gioco la propria vita per affermare valori e ideali comuni.

Dall’altra chi è rimasto fedele alle parole dell’odio e della discriminazione, chi ha seguito i percorsi della violenza e del pregiudizio, chi ha continuato a guardare a Hitler e al suo ordine mondiale come una proposta valida e percorribile. Le ragioni possono essere le più diverse: per convinzione, ambiente familiare o per le tante casualità che attraversano gli anni di guerra. Ma non si possono confondere meriti e responsabilità, mettere sullo stesso piano liberatori e oppressori, sostituire le ragioni della libertà con quelle dell’odio.

Onoriamo quindi i caduti, i morti di tutte le guerre e le violenze senza umiliare la storia, senza fare a pezzi un passato comune, un patrimonio che ci appartiene.

 

Testo tratto dal sito di Nicola Zingaretti

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli