Immigrati, il 70% pensa siano 4 volte di più. E alla destra conviene

Focus

In una ricerca dell’Istituto Cattaneo i numeri shock: gli stranieri il 7%, ma per i due terzi sono il 25%. Il dato più alto d’Europa

La realtà non esiste, è la tesi del neurobiologo britannico Beau Lotto e spiegata in un saggio pubblicato qualche mese fa. Una teoria che trova una sorprendente conferma nella ricerca presentata dall’Istituto Cattaneo su “Immigrazione in Italia: tra realtà e percezione”, uno studio che presenta dati sorprendenti, soprattutto per quanto riguarda l’Italia.

Nulla di nuovo, si obiettarà, perché “si sa che gli italiani sono convinti che ci siano più immigrati di quanto non dica la realtà”. Tutto vero, se non fosse per un fatto inedito messo in evidenza nell’analisi del Cattaneo, e cioè il “primato” conquistato dal nostro Paese, per quello che riguarda il gap tra realtà e percezione, tra tutti i paesi europei.
I numeri lasciano senza parole: oltre il 70% degli italiani pensa che gli immigrati siano 4 volte di più.

Nel dettaglio: a fronte di una presenza di stranieri extra Ue (in possesso di permesso di soggiorno) del 7%, la presenza “percepita” dagli intervistati è addirittura del 25%, con un divario tra realtà e percezione di oltre il 17%, il dato più alto tra tutti i paesi europei.

E a chi pensa che il dato sulle presenze irregolari potrebbe ribaltare il quadro, lo stesso istituto risponde calcolando una stima delle presenze totali degli stranieri in Italia (compresi i richiedenti asilo e gli irregolari), che sarebbe di circa il 10%. Un numero rispetto al quale la percezione – che ricordiamolo, è del 25% – resta comunque altissima.
Una distorsione della realtà – che tanto male fa al Paese quanto bene fa ai sondaggi del ministro Salvini – che è di certo alimentata da uno scarso livello di informazione dell’opinione pubblica, spiega la ricerca, ma che trova le sue radici anche in qualcosa di più profondo, e cioè nei pregiudizi già presenti in ampie fasce della popolazione.

Detto in soldoni, chi è pregiudizialmente ostile all’immigrazione, da un lato è più portato a travisare la realtà, e dall’altro è più propenso a usare questa errata percezione per giustificare il proprio atteggiamento. In pratica, un cane che si morde la coda.

Una tesi confermata anche dal confronto tra la percezione nei singoli Paesi e l’indice Nim, che misura da 1 a 10 il grado di ostilità di un Paese nei confronti dell’immigrazione e delle minoranze religiose. Si è riscontrato infatti un aumento dell’errore di valutazione all’aumentare dell’ostilità, e anche in questo caso l’Italia è risultato essere il Paese con i risultati peggiori.

Scorrendo la ricerca,  l’altro dato che emerge, ma questo poco stupisce, è che la distanza dalla realtà dei numeri è presente in percentuali maggiori tra gli elettori di destra. Mentre sorprende il dato relativo alla distribuzione geografica, con il Sud, dove la presenza di immigrati è al 4,3% (ben al di sotto la media nazionale), che presenta una percezione addirittura del 27,5%.
Un dato, insieme a quello che vede i soliti Paesi del nord Europa (Svezia, Danimarca, Norvegia) tra quelli con il gap minore tra numeri reali e realtà percepita, che fa azzardare, anche, l’esistenza di una possibile relazione tra livelli di welfare state e la sensazione del “nemico” alle porte.

Una sensazione errata di invasione, dunque, che solo si può sconfiggere attraverso interventi sociali e per il lavoro, oltre che per l’integrazione. Una cosa ben più complicata, lo concediamo al ministro dell’Interno, che bloccare in mare una nave con a bordo un centinaio di disperati.

O forse, è il dubbio che potrebbe sorgere scorrendo i numeri, la correlazione tra ostilità verso gli immigrati e consenso ai partiti di destra può portare i suoi leader a convincersi che, in fondo, è molto meglio che tutto resti esattamente com’è, distanza dalla realtà compresa.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli