Tv pubblica, scatta l’ora del grande assalto

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Partite le procedure per il rinnovo del Cda. Tra i candidati Michele Santoro, Giovanni Minoli e l’ex iena Dino Giarrusso

Tra i primi dossier sul tavolo del governo appena insediato c’è quello, che delicato è dire poco, del rinnovo del Consiglio di amministrazione Rai.

Il mandato dell’attuale Cda scadrà il 30 giugno, e per l’elezione del prossimo saranno adottate, per la prima volta, le norme previste dalla riforma della governance varata dal governo Renzi.

Secondo le nuove regole i membri del Cda dell’azienda del servizio pubblico radiotelevisivo scenderanno da nove a sette: due eletti dalla Camera e due dal Senato, due nominati da Palazzo Chigi, su indicazione del ministero dell’Economia, mentre l’ultimo, per la prima volta, sarà scelto tra i dipendenti Rai.

Sempre secondo la riforma, i quattro componenti designati da Camera e Senato saranno eletti, con una procedura pubblica di selezione, tra chi avrà presentato la propria candidatura almeno trenta giorni prima della nomina.
Una procedura che ha fatto scattare una vera e propria “corsa” al posto di consigliere, con – fino a ieri – 197 candidature già pervenute al Senato e 170 alla Camera.

Tra le centinaia di curriculum arrivati in Parlamento molti nomi noti, con conferme e qualche sorpresa. Tra questi hanno presentato domanda di riconferma cinque consiglieri su nove (Freccero, Diaconale, Siddi, Borioni e Mazzuca), mentre non mancano volti noti del giornalismo, come quello di Michele Santoro – che aveva annunciato la sua candidatura nel corso di una puntata di M -, e poi Gianni Minoli, Fabrizio Del Noce, Paolo Pagliaro e altri.

Anche il mondo politico ha fatto capolino, con tra gli altri la candidatura dell’ex ministro Nunzia Di Girolamo e dell’ex iena – e candidato non eletto con il M5S – Dino Giarrusso. Quanto alle previsioni, secondo la procedura deputati e senatori potranno esprimere un solo voto, un meccanismo che potrebbe aprire la strada a un cappotto da parte di M5S e Lega, che già con le nomine dei vicepresidenti e dei questori dei due rami del Parlamento hanno reso chiaro quanto poco siano interessati a una condivisione dei posti di controllo con l’opposizione. Un atteggiamento che si rivelerebbe particolarmente grave se ad essere “occupata” sarebbe, stavolta, la plancia di comando del servizio pubblico.

Quanto ai restanti membri, i due nomi spettanti al Governo dovrebbero rappresentare una indicazione – l’elezione formale spetta al Cda -, per i candidati alle cariche di Presidente e di direttore generale/amministratore delegato. Tra questi, per la carica di Presidente – che dopo l’elezione in Cda dovrà ottenere il parere favorevole dei 2/3 della Vigilanza – il nome più papabile è quello di Milena Gabanelli (che non ha escluso la possibilità), mentre per la direzione generale circolano i nomi di Ferruccio De Bortoli, Massimo Franco e Carlo Freccero. Per il posto spettante ai dipendenti, il nome più probabile tra quelli indicati dai sindacati è per ora quello del funzionario Gianluca de Matteis Tortora.

Ultimo nodo quello della commissione di Vigilanza, da sempre assegnata all’opposizione, ma il cui ruolo è stato ridimensionato dalla riforma (prima eleggeva tutti i nove i membri del Cda). E’ forse per questa ragione che il nome che circola con più insistenza, per il ruolo di presidente, pare sia quello di Maurizio Gasparri.

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