La crisi costituzionale e l’antidoto possibile

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Il cambiamento di sistema in chiave maggioritaria dovrebbe essere il primo punto programmatico dell’oggi

Ben prima del governo Renzi, della riforma costituzionale e del referendum del 4 marzo, la relazione degli esperti del Governo Letta aveva chiaramente spiegato che in presenza di tre minoranze ben difficilmente coalizzabili per evitare che la crisi del sistema dei partiti si trasformasse in crisi istituzionale o si doveva istituire un ballottaggio nazionale (analogo a quello che a livello comunale trascina anche un premio in seggi tale da costruire una maggioranza) o si doveva scegliere una forma semipresidenziale con l’elezione diretta del Presidente in grado di trascinare una maggioranza nei collegi nella successiva elezione per la Camera politica.

Con le caratteristiche odierne e non episodiche del nostro sistema dei partiti, tre forze distanti e non coalizzabili, i sistemi proporzionali non possono funzionare in modo sensato. Non basta la logica provvidenzialistica del dire che siccome il sistema è proporzionale due di esse si dovrebbero coalizzare se non ci sono le condizioni politiche e programmatiche per farlo. E serve ancora meno condannare moralisticamente come eversivo chi si rifiuta di farlo. Caso mai l’accusa andrebbe rivolta a chi rifiuta un Governo di tregua, sfiduciando di fatto il Presidente, punto massimo e inaudito della crisi costituzionale.

Non si capisce perché la logica maggioritaria apprezzata e stabile per Comuni e Regioni, fatte le opportune differenze, non debba valere anche per il livello nazionale. Per paura che potesse risultare prima una delle due minoranze radicalmente critiche del sistema (M5s o Lega), si è preferito da parte di molti nell’establishment mantenere un sistema inefficiente, fino a far vincere il No nel referendum, col risultato di gonfiare ancora di più il vento nelle loro vele, esattamente come verso la fine della IV Repubblica quelli che sembravano avere il vento in poppa erano i più critici dei Governi centristi, ossia i comunisti e i qualunquisti di Poujade.

Per questo il cambiamento di sistema in chiave maggioritaria, come giustamente spiega Cerasa oggi su Foglio, dovrebbe essere il primo punto programmatico dell’oggi, come in un altro momento aveva fatto l’Ulivo, mettendo la riforma costituzionale ed elettorale come Tesi 1 del proprio programma.

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