Caos presidenze: Centrodestra torna su Romani e Di Maio chiede nuovo incontro con tutti

Focus

Rosato: “Noi disponibili al confronto ma solo se si riparte da zero”

Domani si inizia davvero. A più di due settimane del voto prende avvio la XVIII legislatura con il rebus delle presidenze di Camera e Senato. Alle 10.30 inizia il Senato, alle 11 la Camera. Ma la prima giornata sarà lunga e probabilmente inconcludente.

Dal vertice di ieri a Palazzo Grazioli tra Berlusconi, Salvini e Meloni sembrava essere uscito un accordo di ferro che prevedeva di assegnare la presidenza della Camera al M5s e il Senato al centrodestra. Ma la chiusura dei Cinquestelle sulla candidatura di Paolo Romani di Fi al Senato, perché condannato per peculato, ha lasciato la porta aperta e ad un cambio in corsa dell’approccio forzista. Prima con l’apertura ad un tavolo con tutte le forze in parlamento, poi con un ulteriore dietrofront con la seconda riunione di oggi che ha riconfermato il nome di Romani per il centrodestra.

Conferma che ha fatto uscire allo scoperto Luigi Di Maio. Su Facebook il leader pentastellato vista «la difficoltà nel percorso che porta all’individuazione dei Presidenti delle Camere […] proponiamo un nuovo incontro tra i capigruppo di tutte le forze politiche per ristabilire un dialogo proficuo al fine di un corretto processo per l’individuazione delle figure di garanzia per le presidenze delle Camere».

Nel suo post Di Maio dice anche che il Pd si è rifiutato di partecipare al tavolo di concertazione proposto dal centrodestra. In realtà, però, ha omesso di dire che per il Pd il problema non è il confronto in sé, ma le condizioni di partenza con cui questo confronto viene proposto. A ricordarlo è stato stamattina Ettore Rosato a ‘Circo Massimo’ su Radio Capital. «Nel comunicato (di ieri sera, dopo il primo incontro a Palazzo Grazioli. ndr) c’era scritto ‘abbiamo già deciso i presidenti di Camera e Senato, uno a Forza Italia e uno al M5s, ci vediamo e così ve lo diciamo’. Bastava un sms sotto quel profilo. – commenta il capogruppo dem uscente – Nella tarda serata Forza Italia ha poi detto facciamo un incontro partendo da zero e a quel punto siamo assolutamente disponibili come sempre al confronto, a ragionare insieme».

Bernini, Romani, Fraccaro e Fico. La partita delle presidenze finora è stato giocato su nomi non ufficiali e indiscrezioni giornalistiche ed è per questo, sostiene Rosato, «che non è il momento ancora di dare giudizi sulle persone lo faremo se chiamati a farlo. Il M5S non ha fatto nessun nome ufficialmente, mentre Fi li avanzati formalmente. Vediamo se questi nomi resistono alla giornata di oggi». «Non tutti – prosegue – si tratta sempre della seconda carica dello Stato. È chiaro che tutti i giudizi sono di parte, ciascuno ha il proprio punto di vista. Cerchiamo di trovare almeno il metodo».

Le incertezze di queste ore mostrano la fragilità della coalizione di centrodestra. I separati in casa Salvini e Berlusconi stanno provando a fare buona faccia a cattivo gioco, ma la tensione è palpabile. Soprattutto visti i continui cambi di passo avvenuti dopo il vertice di ieri a Palazzo Grazioli e la svolta in serata che prova a mettere insieme tutte le forze in gioco per trovare un’intesa comune.

Domani assisteremo ai primi risultati, con un occhio particolare alla partita giocata a Palazzo Madama. Per conoscere l’esito però, bisognerà aspettare ancora qualche giorno: con la prime due votazioni è eletto chi raggiunge la maggioranza assoluta dei voti dei componenti del Senato. Per la terza votazione, che si terrà sabato, sarà sufficiente una maggioranza assoluta dei voti dei presenti. Se anche questa votazione sarà inutile – come sembra sempre più probabile – si procederà con il ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti.

 

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