X

Il centrodestra salta su Foa

Che la commissione di Vigilanza Rai bocciasse il nome di Marcello Foa per la presidenza della tv pubblica era ormai scontato, ma in ogni caso la decisione del Parlamento segna una rottura nel centrodestra, forse definitivo. Forza Italia non ha infatti gradito la decisione di imporre il nome del giornalista del Corriere del Ticino senza un confronto tra Lega e azzurri. E così ha fatto sentire in commissione il proprio peso politico non partecipando al voto, insieme al Pd e a Leu.

Non sono bastati i voti di Lega, M5S e Fratelli d’Italia per raggiungere il quorum necessario per l’ok definitivo a Foa e così ora si apre una situazione di impasse e una ancora più complessa dal punto di vista politico all’interno del centrodestra. Anche perché non è la prima volta che Salvini compie delle scelte che infastidiscono gli azzurri. Questa potrebbe essere quella decisiva anche se anche sia dalla Lega che da Forza Italia arrivano messaggi di distensione.

Certo, non è un caso che il leader del Carroccio sia andato proprio oggi a trovare Berlusconi che in questi giorni è ricoverato al San Raffaele per controlli di routine. Salvini assicura di non averlo fatto a scopo politico, ma è difficile pensare che fra i due ci siano stati solo convenevoli e non si sia invece parlato di un’altra figura per la presidenza Rai da votare insieme in commissione Vigilanza. Difficile insomma credere che Salvini non stia cercando di ricucire dopo la clamorosa andata a Canossa.

Nel frattempo Lega e M5S sono in un vicolo cieco: l’altro nome proposto, quello di Giampaolo Rossi, sarebbe già bruciato, Forza Italia non sarebbe disponibile a votare nemmeno lui. E così al momento non hanno altra scelta a meno di un accordo con i parlamentari azzurri che quella di continuare a insistere su Foa. Nella peggiore potrebbe presiedere in qualità di “consigliere anziano”: una scelta disperata. Tra le voci che girano c’è anche quella di un governo che, se messo con le spalle al muro dall’opposizione, potrebbe arrivare a chiedere le dimissioni di Foa per sostituirlo nel Cda con un altro nome. Ma Foa – per il ministro dell’Interno – è “il massimo che si può ambire come presidente della televisione pubblica”.

Il Pd esulta per aver evitato “il colpo di mano di Di Maio e Salvini”, come ha detto il capogruppo del Pd in Senato Andrea Marcucci, e ora chiede un presidente di garanzia che possa ottenere il consenso anche dell’opposizione. Ma chiede soprattutto a Foa di fare un passo indietro: “Perché Foa non si è ancora dimesso? E perché il governo, appellandosi a inesistenti cavilli di legge, vuole imporre il suo nome nonostante la decisione del Parlamento della Repubblica?” chiede la vicepresidente del Gruppo Pd in Senato Simona Malpezzi. La dem aggiunge: “Esistono delle leggi che vanno rispettate, qualsiasi scelta che sovvertisse la volontà del Parlamento rappresenterebbe un precedente molto grave”.

Difficile che il governo risolva a breve lo stallo. Ancora più difficile che il centrodestra, dopo il caso Foa, ritrovi l’unità.

Articolo originale

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti contenuti in linea con le tue preferenze. Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll o chiudendo questo banner, presti il consenso all’uso di tutti i cookie.