E il centrodestra diviso si chiude a palazzo Grazioli

Focus

Nuova riunione a due ore dall’incontro con Mattarella al Quirinale. Ronzulli dichiara: proporremo un governo del centrodestra

L’apertura di Di Maio – con la novità del passo indietro e la proposta del leader terzo – nei confronti della Lega ha di nuovo gettato il centrodestra nel caos. Perché la richiesta del leader pentastellato è sempre la stessa: sì a un governo con Salvini ma senza Berlusconi.

Ieri la riunione della coalizione a palazzo Grazioli è andata avanti per tutta la notte. “Non è andata male”, hanno commentato, ma di certo non è andata nemmeno tanto bene, visto che oggi sono di nuovo attorno a un tavolo a poche ore dalle consultazioni al Quirinale.

Il rischio spaccatura c’è stato, come conferma Licia Ronzulli a Radio Capital. Ma la senatrice di Forza Italia cerca di minimizzare, le tensioni ci sono state, Di Maio ha cercato di diverli, ma il peggio è stato evitato. Parlando di Di Maio laparlamentare azzurra dichiara: “La sua è una politica schizofrenica non tiene una posizione per più di 24 ore”. Poi, ha assicurato il no a un governo del presidente che non piace a Salvini: “Oggi al Quirinale chiederemo l’incarico per un premier indicato dal centrodestra”.

Dato che Salvini chiude anche a un governo di tregua, è l’unica prospettiva rimasta in campo per la coalizione che in qualche modo cerca di rimanere unita: un governo del centrodestra con un presidente del Consiglio che non rappresenti nessuno dei tre partiti della coalizione.  Ma bisognerebbe cercare i voti in Parlamento e l’ipotesi è veramente poco praticabile. E anche se il centrodestra non si è diviso, continua a lanciarsi ultimatum a vicenda. Eventualmente per Salvini – che anche questa mattina ha continuato a parlare al telefono con Di Maio – l’unica alternativa in campo è il voto anticipato.

La destra chiusa a palazzo Grazioli continua a discutere, ma il tempo è praticamente finito. Mattarella non ha intenzione di perdere altro tempo. Già al termine del secondo giro di consultazioni, era trapelata chiaramente l’ira del Colle contro lo stallo creato dai partiti. E il pressing: “Ditemi se ci sono altre maggioranze”.

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