Il centrosinistra tra uguaglianza, differenza e libertà

Focus

Con la crisi acuiti vecchi comportamenti e vecchie abitudini. Tra il centrosinistra e quest’Italia si è creato un solco profondo

Il contributo di Marco Tolli induce a riflettere sul rapporto intimo fra uguaglianza, differenza e libertà. Si dovrebbero rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono a ciascuna e a ciascuno di esprimersi. Di esprimere se stesso o se stessa nel campo degli studi, del lavoro, del sentimento religioso, della partecipazione alla vita politica, dell’orientamento sessuale, dell’affettività e così via. Quegli ostacoli rendono diseguali; la loro rimozione contribuisce a farci sentire liberi.

Di tale tensione, in fondo, si nutre il socialismo liberale. Ѐ qui il senso della libertà eguale.
Negli ultimi decenni, tuttavia, i cambiamenti socioeconomici e tecnoscientifici hanno conosciuto un’accelerazione senza precedenti. Il loro connubio con la crisi economico-finanziaria e con la competizione globale somiglia poi a un vero e proprio tsunami, che sembra travolgere le antiche certezze delle grandi democrazie occidentali.

Da qui la tentazione di rifugiarsi nel proprio “particulare”. Ero un ragazzino quando sentivo parlare, ad esempio, di “monetica”, ossia dell’abbandono del denaro contante e della sua sostituzione con quello “elettronico”, anche in nome della “tracciabilità”. Eppure vi è tutta un’Italia che ancora fatica a liberarsi del contante e del pagamento “in nero”, per dirne una.

 

Anzi: le difficoltà e la crisi paiono aver addirittura contribuito ad acuire ed estendere vecchi comportamenti e vecchie abitudini. Poi, è intuitivo, vanno colte le differenze: per alcuni si tratta solo di strategie di sopravvivenza (l’arte di arrangiarsi), altri fanno i furbi e traggono profitto dalla situazione.

 

Resta il fatto che tra il centrosinistra (con i risultati conseguiti dalla sua azione di governo) e quest’Italia si è creato un solco profondo. Una sorta di difficoltà reciproca a comprendersi. Un esempio: le pari opportunità (o meglio: le politiche, più o meno efficaci, volte a realizzarle) hanno a lungo rappresentato per la sinistra un cavallo di battaglia. Quali risposte dare, però, a coloro che, nonostante tutto, restano indietro o non ce la fanno?

Quella fuga nel “particulare” si esprime poi con il riemergere o l’intensificarsi delle pratiche e dei tratti corporativi, del resto mai sopiti. Non a caso la scuola non rappresenta quasi più un ascensore sociale, la mobilità sociale è minima e la famiglia presso la quale si nasce resta determinante nel delineare il destino di ciascuno.

Tali tendenze non andrebbero certo assecondate, anzi. Non vanno però misconosciute, se davvero si vuole perseguire l’uguaglianza, il rispetto della differenza e la libertà.

 

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