X

Il Ceta conviene all’Italia: lo dicono i numeri

Circa una settimana fa Donald Trump dal suo account Twitter ha espresso il proprio pensiero sul commercio estero: il presidente lamenta in particolare l’enorme deficit commerciale americano (uguale a 800 miliardi; il deficit commerciale è la differenza tra importazioni e esportazioni) sostenendo che ciò danneggi i lavoratori e contadini americani a favore degli altri Paesi (il primo accusato è l’Europa che ha con gli Usa un surplus di 151 miliardi). Ovviamente a ciò si aggiunge una promessa alla fine: “Change is coming”.

In sostanza Trump ragiona così: il surplus degli altri è a danno degli Usa, gli Usa devono difendersi (rendendo più difficile il commercio internazionale, ndr). Si può quindi dire che per un paese è “patriottico” avere meno deficit commerciale possibile o addirittura cercare di accrescere il proprio surplus “a danno” (in realtà in un sistema di liberi scambi il surplus non è mai “contro” qualcuno ma tant’è) degli altri Paesi.

Torniamo in Italia: il ministro Centinaio ha annunciato la propria intenzione di bloccare il Ceta (l’accordo di libero scambio Italia-Canada) che, a suo parere, rischia di danneggiare le aziende italiane, soprattutto quelle agricole. Il Ceta in realtà è (parzialmente) già in vigore dall’autunno 2017 quindi qualche effetto iniziale si dovrebbe già vedere. Partiamo da un presupposto: l’Italia prima del Ceta era un esportatore netto verso il Canada (con un surplus di 2 miliardi) dunque è in una posizione di “vantaggio” (secondo Trump).

Cos’ha prodotto il Ceta in questo breve periodo? A sorpresa, un aumento delle esportazioni italiane e addirittura una riduzione delle importazioni canadesi (nell’immagine si può vedere a destra l’ammontare di esportazioni e importazioni nel periodo gennaio-marzo e a sinistra l’andamento dell’interscambio tra Italia e Canada dal 2009).

Si noti inoltre che una delle paure più grandi era quella di un’ipotetica invasione di grano canadese: la quota di grano acquistata in Canada dall’industria italiana in realtà è diminuita nel breve intervallo di tempo considerato. Stando al ragionamento di Trump siano noi a “danneggiare” il Canada e il trattato sembra al momento aumentare il “danno” a nostro favore.
In realtà ovviamente non è tutto così semplice: il trattato è in vigore solo in parte e l’export italiano stava aumentando verso il Canada a prescindere dal trattato stesso (basta guardare il grafico; in realtà qualcuno potrebbe dire che le aziende italiane e canadesi già “prevedessero” il trattato, in discussione dal 2009, ma per un’affermazione del genere ci vogliono dati più strutturati). Inoltre anche il Canada ha i suoi interessi innanzitutto per favorire gli investimenti diretti dall’Europa verso le proprie aziende.
Ciò detto però forse sarebbe il caso quantomeno (come suggerito da Piercamillo Falasca in un articolo su “Strade Online”) di allungare il periodo di “osservazione” e aspettare dati più consistenti prima di prendere una decisione: non gettiamo nel fuoco un trattato che sembra al momento positivo per l’Italia. In uno slogan: prima gli italiani.
Articolo originale

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti contenuti in linea con le tue preferenze. Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll o chiudendo questo banner, presti il consenso all’uso di tutti i cookie.