Chi è Liu Xiaobo, il Nobel scarcerato in Cina

Focus

Il 60enne è in libertà condizionale per un tumore terminale al fegato

È stato scarcerato in Cina il Nobel per la pace Liu Xiaobo. A dare la notizia l’avvocato dell’attivista per i diritti umani che ha ottenuto la libertà condizionale per motivi di salute, dato che all’uomo è stato diagnosticato un tumore terminale al fegato. L’uomo, infatti, è attualmente ricoverato in ospedale.

Il premio Nobel per la pace gli era stato assegnato nel 2010, ma dal 2009 era già in carcere per scontare una condanna a 11 anni per “sovversione all’autorità statale” nella prigione di Jinzhou, provincia del Liaoning.

Liu Xiaobo, 61 anni compiuti il 28 dicembre scorso, era stato uno dei leader degli studenti in piazza Tienanmen, durante le proteste del 1989: per questo era stato già condannato a due anni di carcere. La moglie, Liu Xia, è agli arresti domiciliari senza alcun capo d’accusa, da quando l’attivista era stato insignito del premio Nobel per la sua lunga e non-violenta lotta per i diritti umani fondamentali in Cina.

Era stato uno dei firmatari di Carta 08, il manifesto dei diritti civili e politici, sottoscritto da oltre 300 cittadini cinesi di ogni estrazione sociale in occasione dell’anniversario della dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo e centesimo anniversario della prima Costituzione scritta in Cina.

Nel documento si chiede al governo cinese maggiore democrazia e rispetto di tutti i diritti umani. Il nome del manifesto non è casuale, ma richiama un altro importante testo firmato da attivisti e intellettuali in quello che ancora era la Cecoslovacchia: Carta ‘77, il documento nato per chiedere al governo est-europeo il rispetto dei diritti umani.

In Carta 08 si chiede l’adesione del governo cinese ai principi fondamentali per ogni essere umano, a partire dalla libertà di parola, di stampa, religiosa, di assemblea, di associazione e di sciopero. “Dove non fiorisce la libertà, non si può parlare di civiltà moderna”, si legge nel manifesto.

“Lui Xiaobo non avrebbe mai dovuto essere messo in carcere – ha dichiarato Patrick Poon, ricercatore di Amnesty International sulla Cina – Ora, oltre al danno di otto anni di carcere, ecco la beffa di una diagnosi terribile. Le autorità cinesi devono garantire che riceva cure mediche adeguate, possa vedere i suoi familiari e ottenga, così come tutti coloro che sono in prigione solo per aver esercitato i loro diritti umani, un rilascio immediato e incondizionato. Chiediamo inoltre alle autorità cinesi di porre fine al vergognoso e illegale provvedimento che obbliga Liu Xia, moglie di Liu Xiaobo, agli arresti domiciliari e di garantire che lei possa ricevere visite, muoversi liberamente e ricongiungersi al marito”.

 


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