Odiatore seriale e ‘plasmatore’ di web star: chi è Luca Morisi, l’inventore de ‘La Bestia’

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Sbaglia chi pensa che sia uno sprovveduto o che si sia improvvisato comunicatore, Morisi ha studiato, e anche tanto, per arrivare a trovare il modello di comunicazione che funziona

E’ balzato alle cronache per il post di Pasqua – per intenderci quello che ritraeva il ministro dell’Interno con in mano un mitra e che incitava ad armarsi-. Ma quello non era certo il primo cinguettio di Luca Morisi, alter ego virtuale di Matteo Salvini.
Non chiamatelo spin doctor perché si offende, ma sappiate che dietro ad ogni messaggio su Facebook o Twitter del leader della Lega c’è la sua firma.
Sbaglia chi pensa che sia uno sprovveduto o che si sia improvvisato comunicatore, Morisi ha studiato, e anche tanto, per arrivare a trovare il modello di comunicazione che funziona. Classe 1973, laureato col massimo dei voti in Filosofia, esperto di comunicazione e di marketing politico sui social media, per 10 anni insegna all’Università degli Studi di Verona. Esperto nella progettazione di database, web application e Intranet/Extranet, come si può leggere nel suo cv, Morisi ha realizzato diversi sistemi informativi in particolare nel campo sanitario e ha fatto parte dei consigli di amministrazione di società per azioni in diversi campi. Ma è nell’ambito della politica che ha dato il massimo inventando la cosiddetta ‘Bestia’, lo strumento in grado di analizzare l’orientamento della ‘pancia’ del web e monitorare il sentiment degli utenti. La folgorazione e il vero e proprio innamoramento per Salvini, che pian piano è diventato il Capitano, anche per merito suo, ha fatto il resto, contribuendo a creare la web star da 3 milioni e mezzo di follower.
Ma che cosa è davvero ‘La Bestia’? Nessuno lo sa con certezza, tanto da essere diventato quasi un animale mitologico. Qualcuno dice che sia uno strumento in grado di analizzare in tempo reale l’orientamento dei commenti e delle reazioni ad un post e di orientare i contenuti; altri che sarebbe in grado di suggerire anche quali termini utilizzare o addirittura quale tono. Come funziona nel concreto non si sa, ma sappiamo che funziona, nel senso che sono sempre tantissimi gli utenti che seguono le avventure e gli hashtag del Capitano. Anche quando, come nel giorno dell’incendio di Notre-Dame, Salvini ha scelto – in controtendenza col senso comune- di postare una puntata del Grande Fratello. O come nel caso dei post coi gattini e in quelli con pasta e ragù, per non parlare del concorso ‘Vinci Salvini’, che ha fatto tanto ridere gli oppositori ma che ha avuto un successo spropositato. Una macchina della propaganda semplice, spesso rozza e molto istintiva dove, però, niente è lasciato al caso.
E poi c’è quell’alone di mistero che è una caratteristica che accomuna gli alleati di governo: da una parte ‘Rousseau’ dall’altra ‘La Bestia’, in mezzo i cittadini bombardati da fake news e messaggi d’odio. Una situazione che dovrebbe far preoccupare tutti quelli che hanno a cuore la democrazia. Ma non è così. I più sono troppo impegnati a mettere il proprio like per accorgersi del reale pericolo.

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