Chi è Marine Le Pen, la madame noire che vuole la fine dell’Unione Europea

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Una proposta che si struttura tutta attorno a una lunghissima serie di No

Alla fine Marine Le Pen ce l’ha fatta. Da mesi tutti i sondaggi la davano certa dell’accesso al ballottaggio nella corsa all’Eliseo e, nonostante il costante rallentamento delle ultime settimane, non si sbagliavano. La candidata anti-sistema potrebbe diventare la prossima presidente della Repubblica francese e cambiare per sempre il volto del suo Paese e dell’intera Unione Europea. La parte difficile, per lei, arriva ora, perché si deve augurare che quegli stessi sondaggi che la davano vincitrice al primo turno, si sbaglino riguardo le sorti del ballottaggio.

Quarantanove anni da compiere, madre di tre figli, comincia la sua carriera politica molto presto nel Front National all’ombra del padre Jean-Marie, fondatore del movimento. Dal 1998 al 2004 è consigliere regionale nel Nord-Pas-de-Calais. Nel 2003 diventa vicepresidente del Fronte e nel 2004 si candida alla presidenza della regione dell’Ile-de-France ottenendo il 12,3% dei voti. Viene generalmente considerata l’espressione di una tendenza nuova e più moderata, che affiorò nel FN dopo le elezioni presidenziali del 2002, in cui il padre arrivò al ballottaggio perdendo poi nettamente contro Jacques Chirac. Nel 2004 viene eletta per la prima volta parlamentare europea, carica che ricopre ancora oggi.

Alle elezioni regionali del 2010 si candida alla presidenza della regione Nord-Pas-de-Calais, ottenendo il 18.31% dei voti al primo turno e il 22.20% al secondo, quasi a ridosso del rappresentante della coalizione di Sarkozy. Dopo queste consultazioni il padre Jean-Marie si congratula pubblicamente con lei e lascia trasparire una possibile successione “in famiglia” alla leadership del FN. Il 16 gennaio 2011, dopo le dimissioni del padre, Marine Le Pen è eletta Presidente del partito con il 67,65% dei voti. Si candida alle presidenziali dell’anno successivo e al primo turno ottiene il 17,9 per cento dei consensi, classificandosi al terzo posto, dopo Hollande e Sarkozy. Fino a oggi era il miglior risultato ottenuto da sempre dal Front National alle presidenziali.

Oggi la mutazione genetica del Fronte è compiuta. Abbandonata (almeno negli slogan elettorali) la parola “destra”, ora il movimento si iscrive a pieno titolo alla cosiddetta “internazionale populista”, che fa delle istanze anti-sistema e anti-establishment i capisaldi della propria proposta politica. Una proposta che si struttura tutta attorno a una lunghissima serie di No: no all’Unione Europea, no all’euro “a misura di Germania”, no “all’invasione dei rom e dei migranti”, no alle banche, no alla globalizzazione, e via di questo passo. il Front National di oggi è il capofila dei movimenti sovranisti, nazionalisti e identitari che stanno provando a rivoltare le nostre società come un calzino. Ci riusciranno? Il 7 maggio arriverà una risposta decisiva.


 

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