Stefano Rodotà, il professore che lottava per i diritti di tutti

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Muore a 84 anni il grande giurista italiano

Grillo lo definì “un ottuagenario miracolato della rete”. Proprio quel Rodotà che – poco più di un mese prima – il leader cinquestelle aveva candidato e sostenuto al Quirinale dai tanti che ci avevano creduto e che in piazza Montecitorio gridavano “Ro-do-tà, Ro-do-tà”. A quell’insulto rabbioso, in tipico stile grillino, il giurista non rispose. “Non ho niente da dire. – disse -Non commento, non è nel mio stile”. E lo stile Rodotà non aveva a che fare, per fortuna, con quello del populismo, del vaffa o dell’insulto inviperito.

All’età di 84 anni Stefano Rodotà ci lascia dopo una lunga carriera. Era nato il 30 maggio 1933 a Cosenza, la città che lascerà vent’anni dopo, quando approderà a Roma per laurearsi in legge. La sua crescita professionale è rapida e incessante, come la passione politica. Non ancora quarantenne è già ordinario a La Sapienza, dove insegna diritto civile. Milita nei Radicali, scrive sul “Mondo” di Pannunzio. La sua carriera accademica gli permetterà di viaggiare tantissimo. Insegna a Oxford, in Francia, in Germania, negli Stati Uniti.

Militante radicale, arrivò in Parlamento nel 1979 ma a Pannella preferì Berlinguer. E con il Pci seguì la trasformazione della sinistra fino al Pds, di cui diventa anche Presidente nel biennio 91-92. Alla Camera vi rimarrà fino ad un anno dopo, nel 1993, quando si dimetterà, a sorpresa, dopo essere stato eletto vicepresidente della Camera. I suoi infiniti interessi lo hanno portato ad abbracciare tutte le evoluzione della società modellata da internet. Anche per questo diverrà il primo Presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, carica che manterrà per 8 anni, fino al 2005.

Lo spartiacque tra Prima e Seconda Repubblica rappresenta per Rodotà la possibilità di avere meno vincoli e più forza. Non manca di pungolare la sinistra, quando la vede timida sui grandi temi che lo appassionano e sui quali, diceva, “si misura la qualità di una società”. Si parla di diritti, individuali e sociali. Si parla di laicità dello Stato e del suo rapporto con la Chiesa. Nonché dei grandi temi legati ai progressi fatti nel campo della medicina. Il caso di Eluana Englaro e il successivo tentativo, nel 2011, di arrivare ad una legge sul testamento biologico fu un caso esemplare dell’impegno del giurista. In un editoriale di quell’anno scrisse: “Una politica incapace di guardare ai problemi veri della società si fa di colpo prepotente, si dichiara padrona dei corpi delle persone, pretende di impadronirsi davvero delle “vite degli altri”.

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