Chi sono i Rohingya e perché il loro nome non si può pronunciare

Focus

Spesso si parla di loro come della minoranza “più perseguitata al mondo”

La presenza di Dio oggi si chiama anche Rohingya. Che ognuno abbia la sua risposta”. Alla fine l’ha fatto: davanti agli occhi e alla voce di chi ha visto l’inferno, alla vigilia del suo rientro a Roma, Papa Francesco ha pronunciato la parola bandita, Rohingya, quella che indica la minoranza islamica della regione birmana del Rakhine, ferocemente perseguitata in Myanmar e profuga in Bangladesh.

Dall’inizio del viaggio nei due Paesi asiatici e fino a questa mattina, Bergoglio aveva accolto l’invito della chiesa locale birmana di non dire esplicitamente il loro nome, pur avendo affrontato la questione ogni giorno, senza spegnere i riflettori sulla crisi. Poi però, nella sede dell’arcivescovado di Dacca, in Bangladesh, in occasione di un incontro interreligioso, come da programma ha incontrato tre famiglie, sedici persone in tutto, scampate alla morte. Tra loro c’erano due donne con il niqab, che lascia scoperti soltanto gli occhi.

Davanti a Bergoglio le birmane hanno tolto il velo, e con l’aiuto di un traduttore, hanno raccontato al Papa la loro Odissea. Lui ha ascoltato tutti loro, uno per uno, in silenzio. Poi, tra le parole che aveva preparato, ha aggiunto a braccio anche il loro nome, un segnale di enorme riconoscenza: “La vostra tragedia è molto dura e grande – ha affermato – ma le diamo spazio nel nostro cuore. A nome di quelli che vi perseguitano e vi hanno fatto male e per l’indifferenza del mondo chiedo perdono, perdono”. “Facciamo vedere al mondo cosa fa l’egoismo con l’immagine di Dio”.

Ma chi sono i Rohingya? Sono un gruppo etnico di fede musulmana che risiede principalmente nel nord dello stato birmano del Rakhine. Gruppi di Rohingya vivono anche in Bangladesh, Arabia Saudita e Pakistan. In totale, la popolazione Rohingya conta circa 1,1 milioni di persone, di cui la maggioranza vive nello stato del Rakhine. La lingua parlata da questo gruppo etnico è il rohingya, una lingua simile al dialetto bengalese Chittagong, parlato in Bangladesh.

I Rohingya non sono riconosciuti tra le 135 minoranze ufficiali della Birmania. Una legge del 1982 nega loro la cittadinanza e per questo lo Stato li considera apolidi. Di conseguenza, sono soggetti a diverse discriminazioni e il loro accesso ai servizi statali(sanità, educazione, libertà di movimento) è limitato. Spesso si parla di loro come della minoranza “più perseguitata al mondo”.

Le tensioni durano da anni; gli ultimi, solo in ordine di tempo, sono avvenuti nel 2017 quando gli scontri tra la maggioranza buddista dei birmani e la minoranza musulmana Rohingya, hanno prvocato circa mille morti. L’Alto Commissario per i diritti umani dell’Onu ha definito la risposta militare birmana “sproporzionata”, rispetto agli attacchi dei militanti Rohingya e ha definito quello in atto un esempio di “pulizia etnica”. Amnesty International, tra gli altri, ha denunciato diverse violazioni dei diritti umani contro i Rohingya, inclusi omicidi, arresti arbitrari, violenze sessuali e la distruzione delle abitazioni tramite incendi. Secondo quanto riporta l’Unicef, questa nuova ondata di violenza ha portato circa 400mila persone  a fuggire verso il Bangladesh e verso i campi profughi sempre più affollati.

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