Chiesta l’archiviazione per Palazzi, inesistente il ricatto erotico

Focus

La donna ammette la manomissione dei messaggi. Il sindaco di Mantova: “Finito un incubo”

Ricordate le storia del sindaco di Mantova, quello di cui, solo poche settimane fa, per giorni si è parlato sui giornali come di colui che aveva richiesto favori sessuali ad una avvenente vice presidente di una associazione culturale, in cambio di patrocinio e contributi comunali?

Per quella vicenda Mattia Palazzi, eletto nelle file del Partito democratico, era stato indagato dalla Procura di Mantova per tentata concussione continuata. Ebbene, colpo di scena, oggi, a un mese esatto dalla notizia dell’indagine, si scopre che quei fatti non solo non sono mai accaduti, ma che anzi la donna, la trentanovenne Elisa Nizzoli, come da lei stessa ammesso nel corso dell’interrogatorio di ieri avrebbe manomesso e alterato i messaggi della chat ‘erotica’ tra lei e il sindaco, prima aggiungendo frasi che facevano riferimento al suo ruolo istituzionale e poi inviando quelle conversazioni a persone ignare.

Dunque la chat c’era, ma a quanto sembra, almeno per quanto ne sapesse l’ignaro prima cittadino, rientrava nei comportamenti privati, e dunque legittimi, di un uomo e di una donna.
Risultato, la Procura di Mantova ha immediatamente chiesto l’archiviazione dell’indagine nei confronti di Mattia Palazzi, mentre la spregiudicata vice presidente è stata indagata per il reato di false informazioni al pm, rese nel corso del suo primo interrogatorio. Il primo cittadino resta per ora indagato per abuso d’uffic per contributi erogato dal Comune ad altre associazioni.

“Ho vissuto un incubo”, ha commentato la notizia Mattia Palazzi. “Avevo dichiarato sin dall’inizio di essere estraneo a questa grave accusa – ha aggiunto -, ma ho sempre avuto fiducia nella magistratura e ringrazio la Procura per la velocità e la serietà delle indagini”.

La vicenda

Mattia Palazzi aveva fin da subito respinto le accuse, dichiarandosi completamente estraneo a qualunque forma di abuso del suo ruolo istituzionale. Inoltre, nella prima fase della vicenda la stessa Elisa Nizzoli aveva negato di essere stata l’autrice della denuncia, dichiarando anzi di avere intenzione di difendere il sindaco da eventuali falsità che fossero emerse, anche perché l’associazione in questione non aveva ricevuto alcun contributo dal Comune.

La denuncia era partita da un consigliere comunale dell’opposizione, a questo punto, dobbiamo pensare, probabilmente tra i destinatari dello ‘spam’ dei messaggi contraffatti messi in giro da colei che dichiarava di voler difendere il buon nome del primo cittadino. Un caso di sdoppiamento di personalità o semplice vendetta?

Vedremo se più avanti emergeranno altri dettagli su una vicenda che ha dell’incredibile. Per ora, ci limitiamo a sottolineare come, ancora una volta, una vicenda di un’indagine su un esponente politico, a cui all’epoca non è stata risparmiata la gogna mediatica che di questi tempi tanto paga in termini di audience, si sia conclusa con un nulla di fatto.

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