Chikungunya e stop alle donazioni di sangue: preoccupazione sì, allarme no

Focus

Mortalità vicina allo zero. Contro l’allarmismo dei media

Con titoli strillati sui siti dei più importanti giornali e con richiami sulle prime pagine di tutti i maggiori quotidiani in edicola, da ieri circola la notizia dello stop di 28 giorni alle donazioni di sangue nella Asl Roma 2 a causa dell’aumento di casi di infezione da Chikungunya, un virus trasmesso dalla zanzara tigre.

Un provvedimento, quello stabilito dall’Istituto Superiore di sanità e dalla Regione Lazio, che interessa una popolazione di oltre un milione di abitanti della Capitale e che è arrivato sì come un fulmine, ma diciamocela tutta, non a ciel sereno. Ad addensare le nubi aveva provveduto, nei giorni scorsi, la tragica notizia della morte per malaria di una bimba di 4 anni a Brescia, a cui ha fatto seguito dopo pochissimo quella di alcuni casi di infezione da Chikungunya ad Anzio, nel Lazio.
Diciamo subito che sì sono entrambe malattie trasmesse dalle zanzare, ma che no, non sono la stessa cosa e non suscitano (o non dovrebbero suscitare) lo stesso livello di allarme.

A fornire tutte le informazioni in maniera puntuale è tra gli altri il sito dell’Ospedale Bambino Gesù, che ha pubblicato un dossier curato dalla dottoressa Marta Luisa Ciofi degli Atti, responsabile dell’Unità di Funzione di Epidemiologia Clinica della struttura.

Leggendo il dossier, scopriamo che l’infezione da Chikungunya è asintomatica nel 17/40% dei casi e che, laddove i sintomi si presentano, risultano del tutto simili a quelli dell’influenza, con febbre e dolori articolari e, in alcuni casi, possibili rash cutanei. La mortalità risulta essere bassissima: lo 0,4% dei casi, più che altro in soggetti anziani con sottostanti patologie di base.

Quella da Chikungunya è una malattia diffusa nelle aree tropicali e subtropicali di Africa, Asia e America e in Europa i casi riguardano soprattutto persone che hanno viaggiato in quei luoghi, ma nel bacino del Mediterraneo possono presentarsi dei focolai per la presenza della zanzara vettore. Ad esempio in Italia vi è stato un focolaio nel 2007 in Emilia Romagna, con circa 200 persone interessate. Infine, non c’è nessuna possibilità di contagio per via aerea o per contatto.

In sintesi, preoccupazione sì per una malattia fastidiosa e che può provocare forti dolori, ma allarme no, perché la mortalità rasenta lo zero e perché piccoli focolai dalle nostre parti sono fisiologici.

Ora, la decisione di bloccare le donazioni di sangue in mezza Roma è certamente fuori dall’ordinario, ma è lecito chiedersi se il risalto dato alla notizia da autorevoli siti di informazione abbia risposto, più che all’esigenza di dare alla notizia il giusto peso, a quella di catturare l’attenzione che sempre suscitano gli allarmi, soprattutto quando riguardano la salute. Una domanda giustificata dal fatto che dopo poche ore alla notizia è stata data la giusta rilevanza, molto più in basso. Non c’è dubbio che al tempo dei social media tutto scorra troppo velocemente, ma di fronte agli effetti che questa velocità può suscitare nella società forse è bene, di tanto in tanto, rallentare.

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