Chiusura dei confini: Danimarca, Svezia e Germania accusano l’Ue

Focus

Il vertice di Bruxelles tra il commissario europeo Avramopoulos e i rappresentanti dei tre governi è farcito solo di buone intenzioni. Sotto accusa la mancata ricollocazione dei profughi

Le deroghe a Schengen con il ripristino dei controlli ai confini dureranno lo stretto necessario, con l’intenzione di tornare appena possibile alla normalità. È quanto hanno detto a Bruxelles i ministri delegati dai governi di Svezia e Danimarca (Inger Stojberg e Morgan Johansson), dopo che ieri questi due Paesi avevano ‘chiuso’ i loro confini per bloccare l’accesso di nuovi migranti. Di fronte al commissario Ue per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos e al segretario tedesco agli Affari interni Ole Schroeder, però, i rappresentanti di Stoccolma e Copenhagen, però, non hanno preso alcun impegno formale, né sulla durata della misura ‘straordinaria’, né su cosa succederà dopo.

“Siamo tutti d’accordo che Schengen e la libera circolazione delle persone devono essere salvaguardate, sia per i cittadini che per le imprese”, ha detto Avramopoulos, che ha anche aggiunto di non aver ricevuto alcuna comunicazione da Roma sulla possibilità che anche l’Italia introduca controlli alla frontiera con la Slovenia.

Proprio su Bruxelles hanno puntato però il dito i rappresentanti di Svezia, Danimarca e Germania, accusando l’Ue di non fare abbastanza per rispettare gli accordi presi, per quanto riguarda il controllo dei confini esterni (soprattutto nel transito dalla Turchia alla Grecia) e la redistribuzione dei profughi in tutto il territorio europeo. A fronte delle 160mila ricollocazioni previste, infatti, finora ne sono state effettivamente operate solo 272, di cui 190 dall’Italia e 82 dalla Grecia. E il ministro tedesco Schroeder è stato chiaro: fino a quando le regole sull’asilo non saranno rispettate dall’Ue e non verranno messe in pratica le soluzioni europee per far fronte alla pressione migratoria, gli Stati membri daranno risposte singole.

 

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