Cinquanta anni fa l’uccisione di MLK. Un sogno che non si è spezzato

Focus

Commemorazioni in tutto il mondo. La nipotina di 9 anni Yolanda Renee al “Centennial Generation of King Children” di Atlanta

Cinquanta anni fa, il 4 aprile del 1968, veniva assassinato a Memphis Martin Luther King Jr, l’uomo diventato uno dei simboli più potenti delle battaglie contro le discriminazioni e a favore dei diritti civili.

Il reverendo King, che nel 1964 era stato insignito del premio Nobel per la Pace, si trovava a Memphis per dare visibilità nazionale alla mobilitazione dei netturbini, che dopo la morte il primo febbraio di due spazzini avevano incrociato le braccia, imbracciando cartelli con la scritta ‘I am a man’, io sono un uomo.

La sera precedente l’uccisione, il 3 aprile, il paladino della lotta alla segregazione razziale negli Stati Uniti aveva partecipato a un incontro alla Mason Temple Church, dove aveva tenuto il discorso cosiddetto della “Cima della montagna”, in cui con uno slancio quasi profetico aveva detto: “Bene, non so cosa mi succederà ora; abbiamo qualche giorno difficile d’avanti. Ma è veramente una cosa che non mi appartiene ora perché sono stato sulla cima della montagna. E non mi preoccupo”.

Martin Luther King fu freddato da un colpo di fucile che lo colpì alla testa mentre era al balcone della stanza 306 del Motel Lorraine, mentre guardava in alto per scrutare il cielo. Per l’omicidio fu incolpato il criminale James Earl Ray, poi condannato nel 1969 a 99 anni di prigione, ma come per altri omicidi eccellenti anche sull’uccisione del reverendo King la cronaca si è nutrita negli anni di misteri e ipotetiche cospirazioni, mai provate fino in fondo.

La notizia dell’omicidio provocò un’ondata di proteste e disordini in tutti gli Stati Uniti, durante le quali rimasero uccise dieci persone, vennero incendiate case e saccheggiati negozi.

Le proteste si concentrarono soprattutto a Washington, il luogo dove cinque anni prima, nel 1968, al termine della “Marcia per il lavoro e la libertà” il reverendo King aveva pronunciato al Lincoln Memorial, davanti a 250mila persone, il suo discorso più famoso, quello di “I have a dream”.

Per ricordare Martin Luther King e le battaglie per i diritti civili gli Stati Uniti hanno istituito nel 1983 il Martin Luther King Day, che si celebra ogni anno il terzo lunedì di gennaio, un giorno prossimo alla data di nascita del reverendo, il 15 gennaio.

In occasione del cinquantenario della morte sono state centinaia le commemorazioni negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Alle 18.01, ora dell’uccisione del pastore battista, decine di campane hanno suonato all’unisono, negli Usa e non solo, con trentanove rintocchi, tanti quanti erano gli anni del reverendo nel momento della morte.

Tra le iniziative più significative, quella alla Mason Temple Church, il luogo dell’ultimo discorso di King, a cui ha preso parte la figlia Bernice King, e la “Centennial Generation of King Children” di Atlanta, città natale del paladino dei diritti civili, dove protagonista sarà Yolanda Renee, la nipotina di 9 anni del reverendo, in un virtuale passaggio di testimone. Il segno che cinquanta anni fa quel sogno è stato interrotto, ma non spezzato.

Vedi anche

Altri articoli