Cinque Stelle in tilt, centrodestra nel caos. Il governo è lontano

Focus

L’appello di Mattarella non sta dando risultati. Salvini evoca lo spettro delle elezioni anticipate, Di Maio è incartato e il Movimento è in subbuglio

All’indomani dell’appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (che potrebbe essere riassunto volgarmente come “serve un governo, datevi una mossa altrimenti ci penso io”) non si vede la luce in fondo al tunnel del tira e molla tra Movimento Cinque Stelle e centrodestra. Lo scoglio rimane quello rappresentato da Silvio Berlusconi: Di Maio vuole un governo con la Lega senza Forza Italia, Salvini non vuole mollare il suo (prezioso) alleato, l’ex Cav, che già ha ingoiato un boccone amarissimo riconoscendo il leader del Carroccio come leader della coalizione, non ha alcuna intenzione di farsi dettare le regole dal giovane capo politico pentastellato. E anche dentro il Movimento cresce il malcontento per la strategia che lo stesso Di Maio sta perseguendo, per ora, senza risultati.

Il più determinato ad arrivare ad un accordo, almeno a parole, sembra Salvini, che da una parte continua ad invitare a far decadere i veti incrociati, dall’altra non ha alcuna intenzione di rompere il centrodestra. Non tanto per una sua particolare affezione verso Berlusconi, quando più perché, senza i voti della coalizione, la Lega rappresenta ‘solo’ il terzo gruppo parlamentare (dietro il Pd) e i rapporti di forza con il M5s in una futura intesa penderebbero decisamente dalla parte dei grillini.

“Non so voi – dice il numero uno della Lega in un video pubblicato su Facebbok – ma io sono ai limiti della pazienza. O si costruisce qualcosa o si torna dagli italiani a chiedere un voto chiaro, con cui facciamo da soli a questo punto“. Lo spettro delle elezioni anticipate, nell’ultimo periodo, viene evocato sempre più spesso da Salvini. Un messaggio in primo luogo allo stesso Berlusconi, il cui partito, stando ai sondaggi, sarebbe quello più penalizzato da un ritorno alle urne in tempi brevi. Specie se Lega e Forza Italia dovessero andare separate. Uno scenario che significherebbe la rottura del patto di centrodestra, che, nei fatti, c’è già e c’è sempre stata, come dimostrano anche le parole pronunciate oggi dai due leader a proposito della crisi siriana.

Uno scenario contro il quale, però, sta lavorando proprio Mattarella, deciso a dare all’Italia un governo in tempi brevi.

Ma la situazione è stagnante anche nell’altro campo, quello dei Cinque Stelle. Le pesanti (e poco apprezzate, eufemismo) parole pronunciate da Alessandro Di Battista contro Salvini (“l’altro giorno al Colle sembrava Dudù, forse non può staccarsi da Berlusconi per questioni di quattrini”) nascondono un’insofferenza diffusa nel Movimento per la strategia di Di Maio, che si è messo in testa di rompere il centrodestra ma che, per il momento, non sta ottenendo i risultati sperati. Il leader pentastellato è completamente incartato su se stesso, non avendo alcuna intenzione di fare passi in dietro sulla sua candidatura, e avendo impostato una “strategia dei due forni” con Lega e Pd che non ha portato a nulla.

Proprio il Pd, per bocca del reggente Maurizio Martina, attacca duramente il “teatrino” degli ultimi giorni: “Lo stallo istituzionale causato dai presunti vincitori è una situazione grave, che non lascia indifferente il Pd. E’ inaccettabile questo balletto di personalismi, di tira e molla. Abbiamo detto chiaramente che spettava innanzitutto a loro indicare una strada. Questo non sta accadendo. Spero tanto – ha concluso – che riflettano sulla loro incapacità e dico che tanto più di fronte a questo scenario è finito il tempo delle ambiguità”.

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