L’allergia dei Cinquestelle per la libertà di stampa

Focus

Quello di Iacoboni a Ivrea solo l’ultimo episodio: dagli insulti di Grillo ai “nominati” sul blog, il sintomi di una concezione distorta della democrazia

In principio fu Grillo e il suo “Tsunami Tour”, che nel 2012 aizzava la folla al grido di “giornalisti carogne, schiavi dei loro editori”. Poi, con la rubrica “Giornalista del giorno” ospitata sul blog del comico genovese, l’attacco alla stampa è diventato sistematico.

I giornalisti “nominati” da Grillo

Una gogna, quella della rubrica ad hoc, a cui sono stati sottoposti decine di giornalisti, rei di aver sollevato dubbi o domande sulla natura e i metodi dei pentastellati.

La prima a cadere nella rete grillina fu, e ancora non si capisce bene per quali colpe, la giornalista Maria Novella Oppo, etichettata come una “mantenuta da 40 anni dai contribuenti”.
E poi Francesco Merlo di Repubblica, che all’attacco alla collega reagì parlando di metodi che rimandavano alla “sgrammatica dei terroristi, dei camorristi, dei mafiosi”, Vittorio Zucconi, Sebastiano Messina, Giuliano Ferrara e decine di altri, fino alla vergognosa vicenda che interessò Gad Lerner, che “nominato” per un commento sulla possibile alleanza in Europa dei Cinquestelle con lo xenofobo e ultranazionalista Nigel Farage, finì bersaglio di frasi razziste e antisemite, subito cancellate appena annusata la malaparata.

Del resto la “nomination”, per forme e modi, quale scopo poteva mai avere se non quello di esporre i malcapitati ai peggiori istinti degli ultrà grillini?

Per non parlare del “vi mangerei, solo per il gusto di vomitarvi” pronunciato qualche mese fa da Grillo all’indirizzo dei cronisti che provavano a fargli una domanda.

Iacoboni a Iverea l’ultimo episodio

Dunque il trattamento subito dal giornalista de La Stampa Jacopo Iacoboni, al quale sabato scorso è stato impedito l’ingresso all’evento organizzato da M5S a Ivrea, non è né il primo episodio né, con tutta probabilità, sarà l’ultimo.

Il sintomo di una concezione della democrazia distorta, in cui il valore e insieme la funzione indispensabile della libertà di stampa vengono vissute con un pericoloso fastidio, richiamando alla mente i periodi più bui della storia.

Un atteggiamento che sembra avere fatto breccia tra i sostenitori dei pentastellati, che quando si è trattato di attaccare la libera stampa si sono spesso lasciati andare a ovazioni e a manifestazioni di violenza verbale. Una circostanza, questa, che forse anche più delle derive sguaiate a cui si lasciano andare i “capi” del grillismo dovrebbe interrogare chi in questo Paese, non solo tra i giornalisti, ha ancora a cuore la libertà, la democrazia e, perché no, la cultura.

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