Ciudadanos, il partito arancione che piace a Macron

Focus

Come è nato e dove sta andando il partito guidato dal giovane politico Albert Rivera

Un partito nato in Catalogna nel 2006 attraverso una piattaforma civile – Ciutadans de Catalunya – composta da intellettuali, docenti universitari e professionisti, guidato fin dalla sua nascita da Albert Rivera, classe 1979, formazione giuridica e faccia pulita e rassicurante.

Il partito – o forse sarebbe meglio definirlo movimento – contraddistinto dal colore arancione, ha messo al centro della sua missione politica la lotta alla corruzione. Una questione fondamentale, soprattutto ora che il tema è tornato drammaticamente d’attualità con lo scandalo che ha travolto il Partido popular di Mariano Rajoy costretto a dimettersi. Il partito presieduto da Rivera si è sviluppato su principi e slogan simili a quelli populisti anche se il partito è diametralmente opposto a quello di Podemos.

Liberista, riformista, fondamentalmente di centro, secondo le definizioni “ufficiali”. Secondo il politologo Víctor Lapuente, l’altra faccia di Ciudadanos è invece la sua “indefinitezza” politica, l’aver saputo cambiare pelle proprio grazie al suo sfuggire a un chiaro posizionamento nel quadro politico spagnolo.

Ciudadanos – come scriveva qualche tempo fa Ruben Amon su El País – non è un partito forte, anche se in molti si aspettavano delle percentuali molto più alte rispetto ai risultati ottenuti alle ultime politiche, ma è anche riuscito ad affermarsi di elezione in elezione proprio grazie alla sua capacità di mutare nel tempo e di adattarsi ad ogni fase politica del Paese.

Il movimento di Ciudadanos, inoltre, rientra in quella che è l’idea immaginata da Emmanuel Macron per la creazione di un gruppo politico in vista delle prossime europee del 2019: un partito che esce da quelli che sono i classici concetti di destra e sinistra classiche ma che incarna il principio progressista con cui Macron vuole riformare l’Ue sconfiggendo i movimenti e i partiti populisti e sovranisti europei, dall’Italia di Conte all’Ungheria di Orban.

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