Clima, i giovani si muovono in massa: “Cambieremo il destino dell’umanità”

Focus

“Siamo il futuro senza voce dell’umanità”, scrivono in una lettera, “non accetteremo una vita di paura e devastazione; abbiamo il diritto di vivere i nostri sogni e speranze”

Il movimento di giovani studenti che in tutto il mondo stanno manifestando per chiedere azioni decise contro i cambiamenti climatici ha scritto una lettera aperta in vista del 15 marzo, che si preannuncia come la loro giornata di mobilitazione più partecipata e vasta.

“Cambieremo il destino dell’umanità, che vi piaccia o no”, si legge nel testo, pubblicato dal Guardian. “Uniti, ci mobiliteremo il 15 marzo e molte altre volte finché non avremo giustizia per il Clima”, continua la missiva, con la quale i ragazzi chiedono ai governi di tutto il mondo di “assumersi le proprie responsabilità e risolvere questa crisi”.

“Ci avete deluso in passato”, attaccano gli studenti rivolti ai grandi della Terra, “ma i giovani di questo mondo hanno iniziato a muoversi e non ci fermeremo di nuovo”. Il movimento Youth Strikes for Climate (scioperi dei giovani per il Clima) non ha un’organizzazione centralizzata ed è difficile tracciare il crescente numero delle azioni di protesta promosse; in molti, comunque, si stanno registrando sul sito FridaysForFuture.org.

Al momento, sono quasi 500 gli eventi programmati per il 15 marzo in 51 Paesi e per questo si è parlato dello “sciopero” più grande organizzato finora, che coinvolgerà studenti dall’Europa occidentale agli Usa, passando da Cile al Brasile, ma anche in Iran, Australia e Giappone. “Siamo il futuro senza voce dell’umanità”, continua la lettera, “non accetteremo una vita di paura e devastazione; abbiamo il diritto di vivere i nostri sogni e speranze”.

Il testo è stato scritto in modo collettivo, attraverso un gruppo di coordinamento globale, composto da circa 150 studenti, tra cui l’ispiratrice del movimento Youth Strikes for Climate, l’attivista 16enne svedese Greta Thunberg. Greta ha iniziato la sua protesta ad agosto scorso, decidendo di saltare la scuola ogni venerdì per andarsi a sedere di fronte al Parlamento di Stoccolma. Una battaglia ormai diventata di dimensioni globali.

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