Cold war, il capolavoro di Natale

Focus

Un amore impossibile sullo sfondo dell’Europa divisa

Di cosa parla Cold war, il film bellissimo che esce nelle sale in questi giorni? Cold war, guerra fredda. Ma non si tratta certo di un film politico nell’accezione letterale del termine, eppure “politico” lo è eccome. Siamo dalle parti della grande cinematografia dell’est, polacca per essere precisi, e qui anche la forma ricorda i magnifici bianchi e neri di un Wajda o un Kieslowski. Il regista Paweł Pawlikowski si avvia a diventare uno dei massimi cineasti europei.

È una (impossibile?) storia di amour fou, di passione, che nasce nella Polonia postbellica, lì si sviluppa e cresce di pari passo con il malessere esistenziale nella cupe regole del comunismo, a cui soprattutto lui, un grande artista, non può soggiacere. Il grande musicista (Tomasz Kot) eleva comunque la giovane (l’incantevole Joanna Kulig) e ne fa una affascinantissima ballerina e cantante. I due si amano ma devono sopportare la cappa dei regimi dell’est, fino a che rompono la gabbia e passano in Francia, nella Parigi del jazz dei Cinquanta. Lei, ebbra di vita, a un certo punto decide però di tornare nella sua Polomia, prima del finale amarissimo del film.

Cold war è dunque un film poetico e politico insieme, come nella migliore cinematografia dell’est europeo, già insignito di vari riconoscimenti: ha vinto a Cannes per la miglior regia, ha ricevuto numerosi European Academy, è in corsa per l’Oscar. Soprattutto la fotografia e l’interpretazione dei due protagonisti resteranno nella storia del cinema europeo.

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