Sudan, cade il regime. Omar Al Bashir dopo trent’anni non è più presidente

Focus

La protesta che dura da mesi si è conclusa con le dimissioni del presidente. L’esercito ha formato un governo di transizione

Da mesi il popolo protestava, e alla fine il presidente Omar Al Bashir si è dimesso. Da trent’anni guidava il Paese. Una dittatura che si è infranta sotto le proteste incessanti del popolo, e con i militari che hanno voltato le spalle al settantacinquenne Bashir. Un Paese che è stato in guerra civile per anni, che ha subito una scissione (dal 2011 le regioni meridionali dopo un referendum hanno creato lo stato del Sudan del Sud).

Una data storica, anche se la situazione va monitorata. La gente è festante e per le strade ha iniziato a cantare: “Bashir è caduto, ce l’abbiamo fatta”. Ma ancora non si sa quali potrebbero essere gli sviluppi. L’esercito – secondo la ricostruzione di Al Arabiya – ha annunciato la formazione di un governo di transizione con la formazione di un consiglio ad interim guidato dal primo vice presidente Awad Ibn . Reuters riporta testimonianze che parlano di veicoli militari che hanno preso il controllo delle strade chiave e dei ponti di Karthoum.

Coloro che hanno guidato il movimento di protesta invitano i cittadini a recarsi ai sit-in e restarci finché non ci sarà una nuova comunicazione. Ormai è chiaro, che le rimozioni dei dittatori non portano sempre ad una normalizzazione e alla democrazia. Quindi l’attenzione dei manifestanti è alta.

Il volto della protesta

Ma il volto della protesta è la ventiduenne Alaa Salah. La studentessa d’ingegneria con il suo tobe bianco e il suo hijab nero che dal tettuccio di una macchina ha arringato la folla al grido “Thawra, Thawra“, rivoluzione in arabo. E’ lei il simbolo di una protesta che è per di più femminile. Il 70% circa dei manifestanti sono donne. La loro è una ribellione al sessismo. E’ la ribellione ad una società musulmana conservatrice dove vige la legge della Sharia. E’ anche per questo che la rivoluzione sudanese potrebbe andare avanti. Le donne sono scese in piazza, stanche di essere messe in secondo piano. Vogliono essere protagoniste, e anche se ci è voluto l’esercito, la rivoluzione è loro.

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