Troppe incertezze sulle politiche economiche. E l’Ue rivede al ribasso la crescita dell’Italia

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Non passano inosservate a Bruxelles le divisioni interne allo stesso governo e alla maggioranza con quel susseguirsi di annunci e smentite al quale abbiamo assistito in queste settimane dopo l’insediamento

“I rischi al ribasso sulle prospettive di crescita sono diventati più prominenti di fronte a una riaccesa incertezza di politiche a livello globale e domestico”. Dalla Commissione Ue arrivano brutte notizie per l’Italia. Nelle previsioni economiche estive, infatti, l’Ue ha rivisto a ribasso le stime della crescita italiana.

Le stime sul Pil per il 2018 vengono limate a 1,3% (da 1,5% previsto a maggio) e nel 2019 a 1,1% (da 1,2% di maggio). “Sebbene l’economia italiana sia cresciuta di 0,3% nel primo trimestre 2018, solo poco meno del trimestre precedente, non è completamente sfuggita alla generale perdita di slancio delle economie avanzate”, quindi “l’attuale ripresa dovrebbe indebolirsi ma proseguire al di sopra del potenziale” si legge ancora nelle previsioni di Bruxelles.

A pesare sulla valutazione sono “a livello interno, ogni riemergere di timori o incertezze sulle politiche economiche, e il possibile contagio dei tassi più alti sui costi di finanziamento delle imprese, possono peggiorare le condizioni del credito e zittire la domanda interna”.

Non passano inosservate a Bruxelles le divisioni interne allo stesso governo e alla maggioranza con quel susseguirsi di annunci e smentite al quale abbiamo assistito in queste settimane dopo l’insediamento. “Tra l’incertezza politica globale e quella interna – si legge ancora nel documento – i rischi al ribasso per le prospettive di crescita sono diventati più marcati”.

“Mentre i consumi privati e gli inventari hanno continuato a sostenere l’espansione della produzione, deboli investimenti ed export sono stati un peso per la crescita”, scrive la Commissione, sottolineando come “la prospettiva breve termine del manifatturiero indica un indebolimento in arrivo”.

“La domanda interna dovrebbe restare la principale motrice della crescita, di fronte a un ambiente esterno con maggiori sfide”. Gli investimenti “dovrebbero aumentare, sostenuti da condizioni favorevoli del credito e incentivi fiscali, sebbene la volatilità del mercati, che riflette l’incertezza domestica e globale, dovrebbe rinviare alcune decisioni sugli investimenti nel breve termine”. Nel 2019, “il phase-out degli incentivi fiscali e l’aumento graduale dei tassi di interesse dovrebbe rallentare la crescita degli investimenti. L’aumento della spesa delle famiglie dovrebbe continuare alla luce dell’aumento degli stipendi e dell’occupazione.

Ma i prezzi più alti del petrolio dovrebbero pesare” sugli stipendi netti e quindi “leggermente frenare i consumi privati”. Inoltre, “è improbabile che gli export netti diano un contributo positivo alla crescita a causa dell’impatto differito dell’apprezzamento dell’euro e della crescita moderata di alcuni dei principali partner commerciali dell’Italia”.

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