Complotti, bufale e fake news: se il convincimento personale vale più dei fatti

Focus

Questi i temi al centro del CICAP Fest organizzato a Cesena dal Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze

Soggiogati dal continuo “lavaggio del cervello” di pubblicità e pseudo-narrazioni del reale, sommersi dall’overflow di inutilità nell’infotainment di massa, ecco arrivare le famigerate fake news, croce e delizia del sistema informativo odierno, e tema top dei dibattiti pubblici. Notizie studiate a tavolino, bugie e inganni come atti deliberati di falsificazione per creare un picco di Borsa, abbattere un avversario politico, esaltare un prodotto scadente, mentire sulle proprie virtù, difendere un interesse corporativo, ingigantire in maniera insipida e indegna il seguito di un medium sulla Rete, sono solo una piccola parte di quel più vasto processo di post-truth, di post-verità che, non a caso, l’Oxford Dictionary l’anno scorso definiva come quello stato in cui “l’oggettività dei fatti influisce sull’opinione pubblica meno delle emozioni e del convincimento personale”.

A questo inquietante scenario della contemporaneità, ovvero all’importanza del valore dei “fatti” evidenti e tangibili, il CICAP – il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, fondato nel 1989 per iniziativa di Piero Angela, da anni in prima linea contro il “paranormale” che diventa certezza nell’animo di tante persone – ha dedicato nei giorni scorsi a Cesena il suo XIV convegno nazionale che, vista la ricchezza della manifestazione con incontri, mostre, laboratori e altre occasioni di discussione, è diventato un vero e proprio festival dedicato al pensiero critico.

Il tema-ombrello del CICAP Fest, affermato da una ottantina di ospiti, dal farmacologo Silvio Garattini al neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, lo scopritore dei neuroni-specchio, passando per l’esperta di comunicazione Annamaria Testa, l’antropologo Giorgio Manzi, lo scrittore Marco Malvaldi e il creatore di Martin Mystère Alfredo Castelli, ha suscitato una pluralità di punti di vista che ha contribuito a creare la speciale alchimia della kermesse.

“Nei fumetti non esistono bufale, come non esistono in generale nelle opere di finzione”, ha precisato proprio Castelli. Ma anche nel mondo di fantasia in cui si muove il suo personaggio, il detective dell’impossibile Martin Mystère il quale, in oltre trent’anni di carriera, si è confrontato con dischi volanti, civiltà perdute e innumerevoli creature misteriose, ”occorre essere attenti a non illudere nessuno”, ha sottolineato il famoso vignettista. “Una cosa di cui vado molto fiero – ha proseguito – è la parte, alla fine di ogni fumetto, in cui spiego che cosa c’è di vero e che cosa di inventato nella storia appena letta”. E non dimentichiamo che Mystère è uno scettico: pur vivendo in un universo parallelo in cui gli alieni esistono, “se vede una luce in cielo non pensa subito ai dischi volanti”.

Un suggerimento dalla dimensione fiction per eccellenza che è stato raccolto, incrociato, surriscaldato anche dalle tante eccellenze presenti sul palco che hanno cercato di formare il pubblico alla massima sorveglianza, all’autonomia di giudizio, alla verifica di fonti e prove, in qualsiasi frontiera della conoscenza (o dell’intrattenimento) ci si stia calando. Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Bergamo, ha affrontato uno dei problemi cruciali: le medicine alternative o, come da qualche anno si fanno chiamare, complementari. “Si sono resi conto che il termine alternativo non ha base scientifica” ha spiegato Garattini. Ma il risultato non cambia: “Che cosa significa infatti complementare o integrativo? Significa che mettendo queste pratiche insieme alla medicina scientifica dovremmo ottenere qualcosa di più, ma la dimostrazione di un simile effetto non c’è”. In generale, ha proseguito Garattini, le medicine alternative “ignorano le conoscenze scientifiche, ad esempio come bisogna fare per determinare l’efficacia di un determinato trattamento: il gold standard sono attualmente gli studi clinici controllati”.

Premio “In difesa della ragione” al direttore del Tg La7 Enrico Mentana. “Bufala d’oro”, invece, consegnata dai debunker Paolo Attivissimo, Michelangelo Coltelli e David Puente al rapper B.o.B. e ai giocatori di basket Kyrie Irving e Shaquille O’Neal, in rappresentanza dei “terrapiattisti” di tutto il globo, “per aver offerto un esempio perfetto della necessità di usare e insegnare il metodo scientifico per comprendere i fenomeni non intuitivi e quello che la semplice osservazione non permette di cogliere. La teoria della Terra piatta, per quanto ridicola, è una palestra per la mente che consente a docenti e genitori di effettuare esperimenti semplici che illustrano il potere del ragionamento e la meraviglia della natura”.

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