La comunicazione social è efficace se costruisce senso e motiva all’azione

Focus

Il fatto nuovo è che il web ha modificato l’ambiente (i social non sono un medium) e il sistema mediatico vero e proprio costruttore della realtà sociale oggi guarda la realtà attraverso il web

Sicuri che quello che accade sul web determini il comportamento elettorale? Davvero il numero dei post giornalieri (la web propaganda) misura l’efficacia di un politico o piuttosto è l’indicatore di una sintonia culturale con il tempo che si vive?

Sono le interazioni sul web che generano consenso o viceversa la condivisione di senso genera le interazioni? Questa è una storia già vissuta ai tempi di Berlusconi e si dimostrò che non erano i tg Mediaset a costruire il consenso di Berlusconi ma viceversa era questo consenso che spingeva all’ascolto di quei tg.

La comunicazione efficace costruisce senso e motiva all’azione e questa può essere una interazione sul web, la risposta a un sondaggio o un voto elettorale. Ma il processo di costruzione di senso, unico per ogni individuo, per ogni sistema psichico, impasta gli stimoli che si ricevono con la propria esperienza di vita. È questa chimica particolare che va analizzata e compresa. Tenendo conto della unicità degli individui e quindi della non esistenza di una generalità di cittadini che hanno le stesse quantità di informazioni, le stesse capacità cognitive, le stesse attitudini e disponibilità verso la formazione di un’opinione cioè entrare in una relazione comunicativa (che sia politica e meno poco conta).

Allora, come si forma nella nostra società webbizzata il clima di opinione? Elemento centrale è ancora il sistema dei media e la tv in primo luogo. Il fatto nuovo è che il web ha modificato l’ambiente (i social non sono un medium) e il sistema mediatico vero e proprio costruttore della realtà sociale oggi guarda la realtà attraverso il web. Sono i media che hanno attribuito al web il ruolo di specchio della realtà. E così l’opinione pubblica, cioè l’opinione (la propria) che il sistema mediatico rende pubblica, è diventata soprattutto quello che accade nell’ambiente social. Il problema della nostra società mediatizzata è quindi soprattutto un sistema mediatico che si rappresenta come interprete della realtà/verità e che in questo modo considera ciò che accade sui social la fonte primaria attraverso la quale interpretare la realtà.

E così la panna cresce. Il circuito si autoalimenta.

Ma sui social si interagisce tra già convinti. Questo può accrescere la consistenza di una convinzione e forse aumentarne la capacità attrattiva o mettere in difficoltà quelle concorrenti. Ma questo avviene solo se esistono nella società le condizioni per la costruzione di quel significato. Se quel senso risponde ad un bisogno già presente e diffuso. Il problema è quindi come ci censiscono, come si intercettano i bisogni emergenti o in formazione che chiedono di essere riconosciuti, identificati, rappresentati.

Certo chi sa vivere il tempo della autocomunicazione di massa, chi non considera la politica diventata pop sinonimo di populismo (in accezione deteriore), chi non vive i social come un volantino webizzato ma come un modo autentico di offrire se stesso ai processi di significazione diventa più efficace. È questa a mio parere la sfida tutta culturale, qualitativa e non quantitativa, che il Pd e la sua nuova leadership hanno di fronte. E non credo che la metrica del web adottata da l’Espresso indichi la strada preferibile.

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