Chiamatelo condono, anche se Di Maio bluffa

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Il capo grillino gioca con le parole e parla di pace fiscale, ma in sostanza non cambia nulla: si tratta di una maxi rottamazione che favorirà gli evasori fiscali

Di Maio gioca con le parole e finge di fare la voce grossa con la Lega, ma in realtà è tutto chiaro: il condono si farà, ma guai a chiamarlo così. Chiamatela pace fiscale. “Il Movimento 5 Stelle non è disponibile a votare nessun condono, quindi se stiamo parlando di pace fiscale, di saldo e stralcio, quello che avevamo anche noi nel programma, siamo d’accordo”.

In sostanza, e Di Maio lo sa, pace fiscale e condono sono la stessa cosa, almeno così come lo ha proposto la Lega, cioè una maxi rottamazione delle cartelle esattoriali con aliquota del 10%. E così il contribuente moroso chiude la questione una volta per tutte. Cerca di passare per l’ennesima volta come il difensore dei piccoli cittadini, ma se la misura dovesse essere approvata così come sta venendo fuori in questi giorni, sarebbe un vero e proprio condono. E non delle persone in difficoltà con i pagamenti, ma di evasori fiscali. Perché se inizialmente il tetto era di 200mila euro, ora si parla di un massimo di 1 milione di euro, non esattamente il tipico importo del piccolo debitore in difficoltà e indietro con i pagamenti. Eppure Di Maio insiste, sapendo di dire una cosa non vera, mettendo sullo stesso piano il condono fatto negli anni passati con lo scudo fiscale, cioè la misura per riportare in Italia i capitali all’estero (“Dobbiamo aiutare le fasce più deboli della popolazione, non premiare chi si è portato i soldi all’estero e vuole farli rientrare”).

A bocciare la proposta dalle pagine di Repubblica è addirittura Andrea Roventini, un nome molto stimato nel Movimento 5 Stelle (a lui aveva pensato Di Maio per il ministero dell’Economia prima dell’alleanza con la Lega). Per l’economista – che non si riferisce alla misura chiamandola pace fiscale ma condono – si tratta di una promessa prima di tutto “diseducativa” perché in questo modo il contribuente sarà sempre portato a non pagare le tasse ma ad attendere il condono, e poi “è una misura una tantum. Dunque senza grandi benefici strutturali”.

Secondo il Pd “per Di Maio governare è solo una questione semantica”, commenta Alessia Rotta. Per Dario Parrini il leader M5S “digerisce ogni schifezza, basta che abbia il nome giusto”. Per il senatore dem la questione della pace fiscale e lo è altrettanto la pax televisiva decisa nell’incontro tra Salvini e il Cavaliere ad Arcore: “La pace fiscale e la pax televisiva spiegate semplici. La prima è un condono. La seconda significa che, a garanzie su Foa in Rai, corrispondono garanzie sui tetti pubblicitari. Praticamente: M5S dopo aver favorito l’ascesa della Lega, sosterrà il ritorno del berlusconismo”. Ascoltando gli equilibrismi dialettici di Di Maio, sembra proprio che il Movimento più o meno inconsciamente stia facendo questo.

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