Ecco cosa hanno detto i tre candidati durante il dibattito

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Domenica 3 marzo gli elettori del Pd sono chiamati a votare i candidati a nuovo segretario del Partito Democratico, Martina, Zingaretti e Giachetti

I tre candidati alla segreteria Muarizio Martina, Nicola Zingaretti e Roberto Giachetti si sono confrontati a Sky. Sollecitati da Fabio Vitale hanno proposto la loro visione d’Italia e la linea che intendono seguire in caso di elezione a segretario del Partito democratico. Un confronto inizialmente molto pacato, che nel finale si è infiammato, soprattutto per le stoccate di Giachetti.

Per iniziare si è chiesto ai candidati qual è la partecipazione che si aspettano domenica e la percentuale che il Pd raggiungerà alle elezioni europee.

Roberto Giachetti non ha voluto parlare di numeri e orgogliosamente ha rivendicato il metodo di selezione della leadership nel Pd: “Noi siamo gli unici a investire i nostri dirigenti democraticamente, io mi auguro che tanta gente andrà a votare alle primarie. Io mi auguro che il risultato sia ottimo. Non rispondo sulla percentuale alle Europee, lavoriamo per raggiungere un grande risultato”.

Maurizio Martina invece si sbilancia: “Io sono sicuro che alle Europee il Pd prenderà più del 20%. Io ho negli occhi i tanti volontari che hanno aiutato e credo che ci sarà tanta partecipazione. Il milione è una cifra che spero supereremo”.

Mentre Nicola Zingaretti parla dell’importanza della competizione: “Saranno primarie per l’Italia. Io mi auguro che siano più di un milione e che poi quella spinta porterà alle Europee”, e sulle possibili imboscate qualora non raggiunga il 50% dei voti il Presidente del Lazio dice serenamente che non pensa ci saranno.

Secondo tema affrontato è il capitolo alleanze o vocazione maggioritaria.

Per Martina “è da escludere qualsiasi alleanza con M5s e Forza Italia. Per quanto riguarda la nostra funzione riprendo le parole di Veltroni sulla vocazione maggioritaria, a condizioni cambiate, rimane l’ambizione di quel grande discorso al Lingotto, nella stagione in cui abbiamo fatto nascere il Pd”.

Più criptico Zingaretti: “Io credo ad un’alleanza con le persone, io non penso a ritorni al passato in cui si mettono insieme i leader con le figurine. Noi immaginiamo un centrosinistra nuovo e unito. Anche in alleanza con i fuoriusciti, ma soprattutto con il civismo”. Il presidente della regione Lazio dice chiaramente no ad alleanze con M5s, Lega e Forza Italia.

Netto invece Giachetti: “Veltroni parlava di un’ambizione, questa e’ la vocazione maggioritaria. Vi ricordate l’Unione, da Mastella a Bertinotti? Io non voglio ritornare a quello, voglio andare avanti, sempre avanti nel progetto del Partito Democratico”.

Non poteva mancare la domanda su Matteo Renzi e su quanto manchi. Tutti e tre giudicano l’ex segretario una risorsa, anche se con sfumature diverse.

Zingaretti: “Io con Renzi ho in realtà un ottimo rapporto. Non l’ho mai votato ma l’ho sempre rispettato. Io mi auguro non ci manchi, penso a un Pd aperto e pluralista. Abbiamo bisogno di tutti”.

Giachetti:“A me Matteo Renzi non manca, perché c’è ed è una nostra arma di punta. Io sono fedele a quel progetto messo in campo 5 anni fa con lui ed altre figure. Noi dobbiamo ringraziarlo”.

Martina: “Io continuo a pensare che non possiamo continuare il nostro dibattito su quanto siamo più o meno renziani. Io rivendico quanto fatto, ma voglio anche ammettere ciò che non è andato. Io non voglio passi indietro, ma passi avanti”.

Si è parlato anche di giustizia e del caso che ha coinvolto i genitori dell’ex premier Matteo Renzi. Tutti i candidati si sono detti fiduciosi nella giustizia, ma partendo dal caso tutti credono che ci sia un problema con la lunghezza dei processi.

Per Giachetti  “in questo paese c’è una giustizia malata, lo penso oggi come lo pensavo sui casi Raggi, Berlusconi e di altri avversari politici. Colpisce nomi illustri e se ne parla, ma tanta gente subisce ingiustizie. Va riformata a prescindere di chi è colpito”. E fa notare come “un terzo dei detenuti italiani siano in custodia cautelare, in attesa di giudizio”.

Martina: “Massimo rispetto per la vicenda umana e massimo rispetto per la giustizia italiana, che però presenta alcuni problemi”.

Zingaretti: “Io non credo ci sia stata giustizia ad orologeria o complotti. Le persone, però, vanno difesi dal linciaggio mediatico nel momento in cui subiscono un’indagine. Bisogna accelerare i tempi della giustizia, non si può stare anni senza giustizia”.

La domanda successiva è stata su Matteo Salvini e la sua capacità di acquisire consenso sul tema dell’immigrazione e sull’insicurezza percepita dagli italiani.

Martina: “Sui temi dell’immigrazione e della sicurezza si giocherà la sfida con la destra. Noi dobbiamo dimostrare che si può governare il fenomeno in modo diverso, facendo un passo avanti rispetto a Minniti. C’è bisogno di più Europa, non di più pistole e di diventare il Texas. Abbiamo bisogno di regolarizzare i flussi, non di criminalizzare i migranti. Bisogna abrogare la Bossi-Fini e il decreto Salvini e sarà questa la mia linmea se dovessi diventare segretario”.

Per Zingaretti  “la Lega ha raccolto il tema della paura e dell’insicurezza cavalcandolo. Loro cavalcano un tema giusto in modo sbagliato. Non si crea la sicurezza armando i cittadini o odiando il diverso”. E afferma che questa paura nasce “dall’esclusione sociale e dalla solitudine che interessano sempre più persone, un tema che non siamo stati in grado d’affrontare negli ultimi dieci anni”.

Giachetti: “Noi l’emergenza sbarchi l’abbiamo gestita grazie a Marco Minniti. Mi chiedo come fa a stare in una mozione in cui qualcuno diceva che era schiavismo. Ora bisogna fare un passo avanti. Dobbiamo migliorare la parte più importante, sull’integrazione oggi quasi assente. E’ su questo che Salvini raccoglie i voti e se io sarò segretario sarà uno dei punti principali della mia azione”.

Sul reddito di cittadinanza tutti e tre i candidati sono concordi che sia uno strumento sbagliato. Tutti e tre sottolineano come il Reddito d’inclusione sia una misura più centrata per aiutare chi è in difficoltà.

Zingaretti: “Il reddito d’inclusione del Pd è migliore, sarebbe bastato metterci più soldi. Io sono d’accordo per avere strumenti per abolire la povertà, ma credo bisogna investire per creare più lavoro. Non abolirei il RdC, ma lo cambierei. Non credo che chi venga dopo un governo debba cancellare tutto ciò che ilò governo precedente ha fatto. Il tema non è abolire, ma investire per avere lavoro vero”.

Giachetti: “Il RdC è una polpetta avvelenata messa sul campo nella campagna elettorale. Io metterei quei soldi per ampliare il Rei e il resto per abbassare le tasse sul lavoro e creare lavoro e sviluppo. Dobbiamo abbassare le tasse sul lavoro per creare nuovi posti, come fatto dai governi Renzi e Gentiloni, che hanno creato 1,2 milioni di posti di lavoro, non dare soldi a chi non riesce a trovare lavoro”.

Martina: “Cambierei il RdC e metterei le risorse su Rei e per abbassare il cuneo fiscale. Serve il salario minimo legale in questo Paese perché abbiamo  una gigantesca questione salariale: i salari sono cresciuti troppo poco rispetto alla media europea, abbiamo lavoratori poveri che hanno grandissimi problemi tutti i giorni”.

Si continua poi sull’economia e sul raddoppio della clausole di salvaguardia e come se fossero al governo i candidati opererebbero per scongiurare il probabile aumento dell’Iva nel prossimo anno. Con tutti e tre i candidati hanno detto no ad una patrimoniale.

Giachetti attacca il governo: “Il raddoppio delle clausole di salvaguardia è un delitto. Noi come spesso accade dobbiamo raccogliere i cocci da chi ha distrutto il Paese”.

Martina: “Hanno abbassato l’asticella della lotta all’evasione. C’è una marea di nero che va recuperato, bisogna iniziare da questo”.

Zingaretti: “Ho chiesto e chiedo che vengano spesi i soldi che già ci sono. Abbiamo 140 miliardi fermi che potrebbero sbloccare molti cantieri. Iniziamo da questo per far ripartire il Paese. I soldi ci sono, ma non si preoccupano di spenderli”.

Sul caso Venezuela ci sono state le prime polemiche, in particolar modo tra Giachetti e Zingaretti.

Martina: “Io sto con l’Europa. Bisogna lavorare per risolvere i problemi che ci sono in quel Paese. Noi dobbiamo contribuire allo sforzo europeo. No ad un intervento militare”.

Zingaretti: “Noi paghiamo l’isolamento creato da questo governo. Dovremmo lavorare con l’Europa per evitare un intervento militare”.

Giachetti: “Il governo sostanzialmente sostiene un dittatore. Non è solo un problema dell’Italia, c’e’ u problema del Parlamento europeo. Mi rincresce solo che 8 deputati abbiano votato insieme a M5s e Lega. E tra i deputati che lo hanno fatto c’è Goffredo Bettini che sostiene Nicola Zingaretti”.

A quel punto Zingaretti ha chiesto una replica affermando che si trattava di una posizione personale: “Non si può mettere in discussione la scelta di un parlamentare europeo che era finalizzato a una maggiore adesione così come anche l’Alto Commissario Federica Mogherini ha spiegato”. E’ il momento di repliche, controrepliche e accuse. Giachetti insiste sulle contraddizioni della mozione Zingaretti e cita Smeriglio, sostenitore del governatore del Lazio, che un paio di mesi fa aveva parlato di scongelare il M5s, una prova secondo Giachetti che l’ipotesi sia in campo. Ma La netta risposta di Zingaretti: “Nessuna alleanza con il M5s” e le successive repliche anche di Martina fanno capire come nessuno dei tre candidati voglia percorrere quella strada.

E’ il momento delle domande incrociate. Maurizio Martina chiede a Roberto Giachetti: dopo le primarie lavorerai con noi o dobbiamo aspettarci ancora rotture fino ad aspettarci che esca qualcuno

Giachetti: “Io sono stato in minoranza nel Pd per anni e sono sempre stato in una cornice condivisa, e diversamente dagli altri mi sono adeguato anche quando non condividevo certe scelte. Dipende dove si vuole andare. Il partito è una comunità e non una caserma: non voglio posti, vado in minoranza. Se però si vuole andare con M5s o far rientrare i fuoriusciti allora non è più il mio partito”. A lui risponde con una battuta il governatore del Lazio: “Allora resti perché nessuno vuole andare con M5S”

Nicola Zingaretti non fa una domanda, ma concede un minuto a Martina che lo utilizza per fare un appello al voto e ribadire che i suoi avversari non sono dentro quella stanza ma fuori.

Roberto Giachetti invece chiede a Zingaretti cosa farebbe sull’articolo 18. Zingaretti: “Abbiamo litigato troppo e discusso troppo poco. Sull’articolo 18 non sono per cancellarlo, ma sono per una nuova riforma del lavoro vedendo le modifiche da fare, l’ho detto da sempre e non è una novità”.

Il dibattito si conclude con l’appello dei tre candidati.

Nicola Zingaretti  “Solo un anno fa la partita sembrava chiusa per il Pd e che si aprisse la strada al bipolarismo M5S-Lega. Ora la situazione sta cambiando e si sta tornando a un bipolarismo centrodestra-centrosinistra, dobbiamo voltare pagina per creare un’alternativa credibile a questo governo. È difficile, ma chiedo coraggio, passione e fiducia per cambiare” .

Maurizio Martina: “Di fonte alla deriva Lega-M5S, convinti degli ideali democratici, dobbiamo portare la sfida nel Paese, con idealità e senza illudere a fronte di quelli che vogliono illudere senza ideali, come diceva Kennedy. Uniti, basta renziani e antirenziani: in gioco c’è il futuro del Paese”.

Roberto Giachetti: “Mi rivolgo a chi si è allontanato sdegnato per quello che è stato fatto a Renzi e verso quello che abbiamo fatto in questi anni: guardiamo avanti per non tornare indietro. Vogliamo vincere per ridare fiato al progetto originario del Pd, quello che ha voluto Veltroni nel 2008 che abbiamo portato avanti in questi anni”.

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