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Il Congresso e le morettiane “polemiche inutili”

Al contrario della platea del cineclub del morettiano “Io sono un autarchico” (“No, il dibattito nooo”) è positivo, e semmai tardivo, che il Pd abbia avviato il suo, di dibattito. Di fatto – lo ha osservato Maurizio Martina – il congresso è già iniziato, sotto questo profilo. Ed è prevedibile che nelle prossime settimane si faccia chiarezza anche sulla  sua data e sulle sue modalità, essendo ormai chiaro (da ultimo lo ha detto il renziano Andrea Marcucci) che la scandenza non potrà andare oltre marzo.

La manifestazione del 29 settembre

Martina ha poi indicato un primo sbocco pratico al protagonismo che si è espresso con la bella manifestazione di Milano contro il governo. Già a metà agosto ci eravamo permessi di sollecitare una iniziativa unitaria contro un esecutivo che sta indebolendo la democrazia e mettendo in difficoltà la nostra economia (chiarissima Fitch quando collega il problema economico alla insipienza politica del governo Salvini-Di Maio – essendo Conte non il Primo ma il Terzo ministro); e dunque quella del 29 settembre a Roma si profila come una manifestazione contro le politiche del governo, dall’immigrazione al lavoro, dall’Ilva (bene i sindacati insieme) all’antieuropeismo: tout se tient.

Il Pd quindi c’è e chiama tutti gli oppositori a questo stato di cose alla battaglia. Una buona occasione per gli intellettuali, sindacalisti, costituzionalisti, giornalisti e quant’altro per battere un colpo.

Sinistra contro destra

Ma tornando alla discussione interna, il rischio è quello di semplificare le cose, complici anche i social che riducono a tre parole ragionamenti più complessi. Ne devono tenere conto, i protagonisti, quando rilasciano interviste e parlano in tv.

Comunque, per come sta(va) messo il Pd, tutto è utile. Fondamentale, per noi, la sistematizzazione del quadro che ha fatto Walter Veltroni, secondo la quale per la prima volta dal 1945 in Europa si va a un urto secco fra destra e sinistra: questa è la piega che ha preso la storia europea, che a questo tornante ha resuscitato un clivage (destra-sinistra) che pareva obsoleto. Di contro a una destra illiberale c’è una sinistra fatta di tante cose, europeisti moderati, sinistra di governo, pezzi di sinistra radicale, cittadini senza bandiere. Unirle è il compito.

Polemiche inutili: Macron

Di questo schieramento Emmanuel Macron è la personalità più importante, tra l’altro l’unica che ha sconfitto la destra fascista, ma non l’unica. C’è spazio, nel superpartito antisovranista: per questo ci pare una classica “polemica inutile” (ancora Moretti, “Aprile”) quella sul presidente francese, dato che appare ovvio che nello schieramento europeista e riformista il Pd ha e avrà una sua autonomia. Probabilmente, alla fine, col suo nome attuale (anche se Nicola Zingaretti ha detto di “non escludere”di poter cambiare nome al partito, e chissà se si è accorto di aver usato la stessa espressione di Achille Occhetto alla Bolognina…).

Stanno venendo poi avanti altre idee, da Calenda a Gentiloni a Delrio (oggi sul Foglio è tornato a escludere una sua candidatura), domani parlerà Franceschini, il 6 a Ravenna (ah, finalmente una bella Festa dell’Unità) dirà la sua Matteo Renzi. E finalmente ci sono tante personalità esterne  intellettualmente forti che stanno dicendo la loro senza l’astio di qualche tempo fa.

Polemiche inutili: il M5s

Occorrono idee forti, non una disputa se incontrarsi o meno con il M5s. Un problema che non esiste, stante le scelte di Di Maio e soci; altra cosa è cercare di convincere con le idee e l’iniziativa quella parte di elettori del Movimento (sono sempre di più) “pentiti” di aver barrato quel simbolo il 4 marzo, finito presto come ruota di scorta di Salvini. Zingaretti, ci pare, dovrebbe chiarire questo punto.

Questo, sommariamente, a noi pare il quadro attuale. Non è certo un quadro immutabile: anzi, se si vuole escludere un congresso come conta fra correnti e potentati, sarà bene sollecitare forze nuove ad entrare in campo. Può essere un buon congresso, se non si fanno male da soli.

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