“Il Pd fra la gente, un partito Paese”. Parla Maria Saladino

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Intervista alla candidata al congresso dem Maria Saladino: “Torniamo ai valori fondanti del Pd colmando i vuoti lasciati in questi anni”

Maria Saladino, 36 anni di Castrovillari, esperta in relazioni internazionali e progettazione europea, è una degli outsider nella corsa a sei per la segreteria del Pd.
Entrata nella battaglia politica alle elezioni europee del 2014, quando raccolse 26mila preferenze, si candida alla segreteria dem con l’obiettivo di “tornare ai valori fondanti”.

Com’è nata l’idea della candidatura?
Non è stata una scelta personale, ma proviene da Piazza Dem, l’associazione politico-culturale che ho contribuito a fondare, radicata sul territorio dal 2016. Siamo stati nel Paese, cercando di colmare il vuoto lasciato dal Pd e parlando con le persone che il partito aveva trascurato. Ci tengo a dire che Piazza Dem è un’associazione iscritta al Pd, io la definisco una “identità politica”, perché non appartiene a nessuna corrente.

La tua candidatura non nasce come “portabandiera” delle donne, ma di fatto lo è diventata, essendo tu l’unica candidata.
Sì, e per questo sento di avere sulle spalle una responsabilità maggiore, perché per me essere donna è un valore aggiunto. Nel mio programma le pari opportunità hanno un ruolo centrale, ma tutto deve partire dal coraggio delle donne. Conosco le donne del Pd e so che sono tutte coraggiose, ma ad esempio non mi sono riconosciuta in un’iniziativa come quella di Towanda dem, perché in quel contesto gli uomini del partito sono stati chiamati “maschilisti” e non è così. Quello che forse è mancato è un po’ di coraggio in più da parte di qualcuno.

Il tuo slogan è #volgiounpartitoPaese, ce lo spieghi?
Ritengo che il Pd sia nato come un “partito Paese”, ho scelto questo slogan perché finora questa intenzione non è stata tradotta nei fatti. Il “partito Paese” per me è quello che si occupa della gente, dei territori, che ha valori e idee, che fronteggia il populismo ed è un volano per l’Europa.

Quali sono i tre punti salienti del tuo programma?
Partecipazione e democrazia, progetto partito, prospettiva d’avvenire: linee guida di un programma sociale.

Sembra di capire che per te il segretario debba occuparsi soprattutto del partito. Pensi che la funzione debba essere scissa da quella di candidato premier?
Sì e l’ho dichiarato pubblicamente. Fino a oggi il partito è stato troppo schiacciato sul governo, credo invece che una cosa sia fare il segretario, altra sia fare il premier.

La tua candidatura è un po’ come quella di Davide contro Golia. Come è stata accolta finora?
Ci tengo a sottolineare che l’obiettivo per me è tornare ai valori fondanti del Pd. Coniugare il protagonismo dei cattolici, la laicità di socialisti e radicali e l’identità repubblicana ed europeista: questa è la mia proposta politica. In questi giorni è partita la “chiamata alle armi” in cui i circoli saranno protagonisti. Non faremo spettacoli ma cercheremo di stare dove siamo stati in questi anni, ossia tra la gente. Dal 2016 sono sempre stata presente dove il Pd non c’era, e quello che dico è che “big” lo si è tra la gente. In maniera ambiziosa vorrei dire che i big oggi in campo, per i quali provo rispetto, sono nella foto di oggi, ma io sarò in quella di domani.

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