L’onestà tornerà di moda

Focus

La farsa della consultazione truccata sul processo a Salvini toglie ai Cinque Stelle qualunque pretesa di superiorità morale

La colossale presa in giro della “consultazione M5s sul processo a Salvini potrebbe perfino portare qualcosa di buono all’Italia. Non si tratta solo dei sintomi di implosione del movimento grillino, stretto tra la subalternità alla Lega di Salvini e l’assoluta inefficacia delle misure di politica economica volute da Di Maio.

E non si tratta neanche del pantano nel quale sta affondando il circo della “democrazia diretta” della Casaleggio e Associati. E’ qualcosa di più profondo, che ha a che fare con il tentativo di sequestro dell’etica pubblica che i Cinque Stelle hanno organizzato nell’ultimo decennio. Dal momento della loro comparsa sulla scena i grillini hanno puntato gran parte delle proprie carte su uno strumento in particolare: la pretesa di essere gli unici depositari della virtù dell’onestà, di contro ad un mondo politico che nella loro narrazione sarebbe stato popolato da partiti contaminati a vario titolo dal malaffare.

Non solo una rappresentazione manichea del confronto politico, ma un sequestro in piena regola di un bene pubblico: perché è solo se rimane tale (e dunque a disposizione dell’intera collettività) che l’etica pubblica può svolgere la propria funzione di riferimento morale condiviso sia per gli elettori sia per coloro che esercitano una responsabilità politica; mentre se viene privatizzato a fini di lotta di partito (come ha tentato di fare il Movimento Cinque Stelle, sottraendolo al capitale collettivo della nostra nazione) la stessa etica pubblica perde la propria natura di strumento comune finendo per indebolirsi anche nella propria capacità normativa.

La farsa della consultazione truccata sul processo a Salvini toglie ai Cinque Stelle qualunque pretesa di superiorità morale, cancellando d’un colpo l’utilità del principale strumento utilizzato dai grillini nella loro ascesa politica. Se è del tutto legittimo che Di Maio voglia preservare la stabilità del governo e dunque l’alleanza con la Lega, scegliendo di proteggere Salvini dai rischi di un processo per sequestro di persona, è invece evidente a tutti (e innanzitutto ai militanti grillini, almeno a giudicare da quello che sta accadendo in queste ore nel mondo social a Cinque Stelle) che montare una gigantesca farsa on line per dare una verniciata morale alla difesa dei privilegi di un qualsiasi politico equivale ad una dichiarazione di resa.

E non sarà solo il Partito Democratico a fischiare il prossimo esponente M5s che si alzerà da qualunque piccola o grande poltrona per rivendicare la propria “onestà genetica”. Ma è proprio da qui che può venire qualcosa di buono per il nostro paese. Perché il tragicomico fallimento del tentativo grillino di sequestrare l’etica pubblica può (forse) restituire all’Italia la piena disponibilità di un bene condiviso, sottraendolo alle pretese di un partito-azienda che ha lucrato (anche economicamente) sul desiderio di pulizia degli italiani. Con un possibile effetto paradossale: se l’onestà tornerà di moda in Italia, lo si dovrà anche alla bancarotta morale dei Cinque Stelle.

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