I “vincitori” incartati sulle poltrone. Pre-incarico a Giorgetti?

Focus

Spettacolo mediocre, si perde tempo per le lotte personali e di partito. Mattarella domani farà la sua mossa

E meno male che gli autoproclamatisi “vincitori” delle elezioni sono i “nuovi”: a giudicare dalla giornata di oggi, questi sono il peggio del peggio. Sembra di essere nel cuore della Prima Repubblica, in un intrico di lotte personali, trappole, improvvisazioni, veti e controveti. Non ci meravigliano vecchi e nuovi marpioni della destra. Fa impressione il tatticismo ultra-personalistico di Luigi Di Maio, quello cui tanti italiani hanno in buona fede affidato il compito di rinnovare la politica. E invece…

E invece sta andando in scena un balletto piuttosto scombiccherato, nella odierna giornata di consultazioni si è assistito alla Vetrata ad una manfrina che al confronto quelli fra Dc e Psi erano rose e fiori.

Di “sinergia istituzionale” fra M5s e Lega (ma ha dimenticato Forza Italia) ha parlato Di Maio, un termine elegante per alludere all’atteggiamento militare che stanno seguendo in Parlamento con l’occupazione di tutte le cariche istituzionali – il famoso collante del potere.  Ma è robetta, quella. La “ciccia” è palazzo Chigi. Con in più l’ingombro-Berlusconi.

Qui siamo in piena commedia degli equivoci. Ma come poteva pensare, il giovane di Pomigliano, che trattare con la Lega non significasse anche fare i conti col Cavaliere? E allora di che si lamenta, se poi il vecchio impresario lo sbertuccia in diretta tv?

Se vuole andare al governo, Di Maio deve ingoiarsi Berlusconi. Lo sapeva. Altrimenti ha preso e sta prendendo in giro gli italiani.

Oppure faccia radicale autocritica, come diceva una volta. Dichiari il suo fallimento e chieda scusa al Paese per avergli fatto perdere un sacco di tempo con politicismi che non è nemmeno in grado di gestire.

Cosa potrà succedere ora? Sergio Mattarella fra poche ore tirerà le somme. Un uomo di quella saggezza e sensibilità istituzionale tenterà ancora di risolvere positivamente una crisi che questi “vincitori” stanno trascinando per i loro capricci e le loro bramosie di potere.

Fra le varie possibilità, stasera una appare più gettonata: affidare un pre-incarico a Giancarlo Giorgetti, il più “politico” fra i leghisti, il mediatore che potrebbe indurre Berlusconi a una posizione più defilata (anche se sarebbe ben assiso nella maggioranza di governo) e Di Maio ad accettare la vicepresidenza del governo.

Una strada stretta, mentre gli italiani assistono impotenti a uno spettacolo piuttosto mediocre, sullo sfondo di una crisi internazionale che richiederebbe ben altra caratura morale e politica.

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