Consultazioni, ecco perché la situazione si è incartata

Focus

Questa prima tornata di consultazioni dimostra come Lega e M5s non abbiano ancora compiuto il passaggio dalla propaganda alla politica

Incartati. Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i due presunti leader della Terza Repubblica, descritti dai corifei accorsi sul carro dei vincitori come lungimiranti statisti, somigliano piuttosto a Luciano Chiarugi, un simpaticissimo e fantasioso calciatore molto famoso negli anni settanta che spesso si perdeva nei suoi stessi dribbling.

Salvini ha escluso il Pd come possibile partner e ha sostanzialmente invitato Berlusconi e sostenere un governo con M5S; Di Maio ha invece escluso ogni alleanza con Berlusconi e al Pd invece, ha molto generosamente offerto di entrare in un governo guidato da lui a patto che: a) faccia abiura delle sue politiche e cancelli i leader a lui sgraditi; b) accetti le proposte programmatiche del M5S; c) accetti la lista dei ministri già pronta.

Sono bastate due prese di posizione molto nette dei due sconfitti, ovvero il Pd e Forza Italia, per mettere in luce la sostanza propagandistica delle dichiarazioni dei due cari leader. Ovviamente il Pd ha risposto che non ci pensa neppure, illustrando al capo dello stato i propri punti di programma incompatibili con quelli del M5S.

Quanto a Berlusconi, dopo essere stato indicato da Di Maio come L’Appestato e sospettando che Salvini volesse tendergli la stessa trappola già riuscita al Senato, ovvero utilizzare i suoi voti mettendo da parte la sua persona, ha risposto ponendo un veto programmatico molto netto al governo con i populisti e inchiodando il leader della Lega alla responsabilità di provare a formare un governo a partire dal centrodestra ma aprendo al tempo stesso a un “governo di alto profilo”, ovvero a un governo istituzionale che Salvini e Di Maio vedono come il fumo negli occhi.

Questa prima tornata di consultazioni non è stata però affatto inutile. Ha dimostrato che il passaggio dalla propaganda alla politica non è ancora stato compiuto dai due partiti che hanno vinto le elezioni e che, in un regime parlamentare e sostanzialmente proporzionale, l’atteggiamento muscolare nei confronti dei possibili partner sbatte contro il muro dei numeri.

L’altro errore commesso è stato quello di fare trasparire come il vero obiettivo dei due in questa prima fase non fosse quello di creare le condizioni per una maggioranza bensì di annientare il Pd e Forza Italia e dividersene le spoglie. Errore fatale, perché ha fatto scattare nei due partiti un naturale istinto di sopravvivenza e li ha spinti, almeno per il momento, a mettere da parte le divisioni interne e ad alzare un muro contro i conquistatori.

Più che giovani leader e aspiranti statisti Salvini e Di Maio sono apparsi come due capi politici, capaci di conquistare consenso e governare con pugno di ferro le loro dinamiche interne, ma del tutto incapaci, “unfit”, a includere nuovi alleati e dunque a costruire un governo di coalizione che è l’unico possibile, visti i numeri in parlamento.

Il risultato è che chi, come Di Maio, invoca l’incarico per mandato del popolo non sa rispondere alla domanda del capo dello stato: dove sono i numeri per una maggioranza? E chi, come Salvini, ha basi di partenza più larghe rifugge dall’incarico per paura di bruciarsi.

La verità sottesa è che, al momento, l’unica ipotesi di governo politico che resta in piedi è quella di un governo tra Lega e M5S, sostenuto dai numeri parlamentari e anche, a giudicare dai sondaggi, dal volere degli elettori dopo il voto. Le alternative sono o un governo istituzionale o la corsa verso nuove elezioni.

Questa è la fotografia del primo giro di consultazioni , ma tutto naturalmente potrà cambiare nelle prossime ore.

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