Consultazioni al Quirinale. Pd apre ai 5S, no a un Conte bis

Focus
Consultazioni al Quirinale

Ultima giornata di incontri dei gruppi parlamentari con il capo dello Stato per decidere l’esito della crisi: elezioni anticipate o nuovo governo.

Riprendono oggi alle 10 le consultazioni al Quirinale per trovare una soluzione alla crisi di governo, aperta l’latro ieri sera con le dimissioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

I gruppi parlamentari oggi al Quirinale

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, riceverà per prima la delegazione di Fratelli d’Italia. Alle 11 sarà poi il turno dei gruppi del Pd di Senato e Camera, alle 12 a quelli di Forza Italia, alle 16 ai gruppi della Lega e per finire, alle 17, a quelli del Movimento 5 Stelle di Senato e Camera.

Le consultazioni di ieri: scongiurare le elezioni

Ieri il capo dello Stato ha ricevuto il presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e il presidente della Camera, Roberto Fico; come da prassi al termine degli incontri i presidenti non hanno rilasciato dichiarazioni.

A seguire, è la stata la volta del gruppo parlamentare per le Autonomie (Svp-Patt,Uv) del Senato, il quale si è detto “disponibile a sostenere un governo” con maggioranza incentrata su M5s e Pd che si dovesse formare, se esso avrà “una forte impronta europeista”, anche perché le elezioni rischiano di portare all’esercizio provvisorio e all’aumento dell’Iva.

Dopo il gruppo delle autonomie, è toccato al gruppo Misto del Senato e quello della Camera, che, pur avendo in sé varie componenti, concorda nel giudicare “pericoloso precipitare il Pese” alle urne e auspica la nascita di “un governo non breve, non di transizione, ma un governo politico”.

Anche il gruppo di Liberi ed Uguali alla Camera, che ha chiuso le consultazioni della prima giornata, si è detto contrario alle elezioni.

Il compito del Presidente della Repubblica

Mattarella dovrà verificare se tra i partiti ci sia la volontà di andare subito a nuove elezioni o se la legislatura possa proseguire con la formazione di un nuovo governo.

Gli osservatori politici ritengono che in questo momento, ben difficilmente possa essere affidato un incarico esplorativo. I tempi, in questa occasione, dovrebbero più brevi rispetto al dopo-elezioni del 2018, quando ci vollero tre mesi prima della nascita del governo Conte con al maggioranza Lega- M5Stelle.

Mattarella sa bene che il nostro Paese ha di fronte la legge di Bilancio e l’agenda internazionale. Entro il 26 agosto, infatti, tutti i paesi dovranno comunicare alla Commissione europea, guidata dalla tedesca Ursula von der Leyen, il nome del proprio candidato commissario.

Pd: nuovo governo ma con discontinuità e maggioranza forte

La posizione del Pd è stata espressa ieri dal segretario Nicola Zingaretti, nella sua relazione alla Direzione nazionale del Pd.

Io non credo affatto – ha detto il segretario – che la soluzione possa essere quella di governi di transizione che, caricandosi tutto il peso enorme di manovre economiche, riporti dopo qualche mese il Paese al voto. Questa ipotesi non solo sarebbe rischiosa per i democratici e un danno per l’Italia, ma soprattutto non esiste in natura per l’indisponibilità di qualsiasi forza politica a farsene carico. Ora, dopo l’apertura della crisi è il tempo di muoversi“.

E questo sarà anche il messaggio che porterà, oggi pomeriggio, al presidente della Repubblica, dando la disponibilità a verificare se esiste la possibilità di dar vita a una nuova maggioranza parlamentare in grado di dare risposte vere e serie ai problemi del Paese.

Quello di cui c’è bisogno“, ha concluso Zingaretti, “è di ricercare la possibilità di dare vita a una maggioranza nuova, forte, di discontinuità e di larga base parlamentare“. E “discontinuità“, significa anche rinnovamento dei nomi: “Non siamo disposti a un Conte bis“, ha detto il segretario del Pd.

I cinque punti

Quali sono i cinque punti citati da Zingaretti? Si tratta di cinque condizioni contenute nell’ordine del giorno votato ieri all’unanimità dalla direzione nazionale del partito:
1) L’impegno e l’appartenenza leale all’UE per una Europa profondamente rinnovata, un’Europa dei diritti, delle libertà, della solidarietà e sostenibilità ambientale e sociale, del rispetto della dignità umana in ogni sua espressione;

2) Il pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa incarnata dai valori e dalle regole scolpite nella Carta Costituzionale a partire dalla centralità del Parlamento;

3) L’investimento su una diversa stagione della crescita fondata sulla sostenibilità ambientale e su un nuovo modello di sviluppo;

4) Una svolta profonda nell’organizzazione e gestione dei flussi migratori fondata su principi di solidarietà, legalità sicurezza, nel primato assoluto dei diritti umani, nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali e in una stretta corresponsabilità con le istituzioni e i governi europei;

5) Una svolta delle ricette economiche e sociali a segnare da subito un governo di rinnovamento in una chiave redistributiva e di attenzione all’equità sociale, territoriale, generazionale e di genere. In tale logica affrontare le priorità sul fronte lavoro, salute, istruzione, ambiente, giustizia.

Zingaretti: un passo alla volta, ascoltando il capo dello Stato

In un’intervista pubblicata stamattina dal Messaggero, Zingaretti dice chiaramente che o il M5S accetta i cinque punti proposti dal Pd “o fa saltare il banco e se ne prende la responsabilità“.

Alla guida di un eventuale nuovo esecutivo, “Conte non va bene: non si può dire che gli altri, ovvero Salvini, hanno sbagliato, e riprendere a governare come se nulla fosse cambiando solo alleato” aggiunge Zingaretti. Mentre non ha “alcun veto su Di Maio nel governo. Ma non si potrà far scendere in campo la stessa squadra che ha perso già una partita“.
E’ comunque presto, dice, per fare nomi: “Bisogna fare un passo per volta e ascoltare, soprattutto, il Capo dello Stato“.

Il leader del Pd non vuole creare, con il M5s, come ha fatto la Lega, un contratto di governo perché “non funziona: lo abbiamo visto in questa triste pagina gialloverde. Non si può pensare che ci siano due vicepremier che si curano i rispettivi orticelli e che poi litigano su tutto“.

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