Conte da Floris, aridatece Forlani

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Pessima perfomance: evasivo, confuso. Ma la comunicazione di oggi non contempla i forlanismi di ieri

Proprio brutta la performance di Giuseppe Conte martedì sera da Giovanni Floris. Comunque la si pensi nel merito, il presidente del Consiglio è apparso incerto, noioso, burocratico, sfuggente; e non si è capito nulla, se per esempio la famosa riforma della legge Fornero sarà giusto una “finestra”  l’anno prossimo per andar via prima o una riforma più seria oppure se e come partirà il mitico reddito di cittadinanza, se e come troveremo un accordo con l’Europa, se la coalizione gialloverde è in salute oppure no. Eccetera eccetera.

“Vedremo, stiamo studiando, approfondiremo i dettagli…”: roba da anni Sessanta-Settanta, quando non c’era o quasi la tv a inchiodare per l’eternità le risposte dei leader politici. All’epoca sì che Arnaldo Forlani poteva parlare per 40 minuti “senza dire niente”, come minacciò egli stesso a un giornalista che insisteva con le domande. Quella era un’altra scuola, buona per quell’epoca lì.

In questa fase storica un leader deve rispondere subito, farsi capire, glissare quanto basta senza esagerare, soprattutto essere padrone della materia, o almeno mostrarsi tale.

Non c’è spazio nella politica d’0ggi per i forlanismi di ieri, che a modo loro erano comunque un’arte- Mentre oggi le risposte incespicanti di Conte sono tutt’altra roba: il balbettio dell’uomo politico senza qualità più simile all’inquilino del piano di sopra che a uno statista.

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