I Mondiali come un gran libro di geopolitica

Focus

L’Argentina nel dramma, la Russia squadra putiniana, la Francia in bilico. E l’Italia che non c’è

I Mondiali di calcio sembrano un manuale di politologia. Guardate come giocano le squadre e avrete un’idea delle condizioni dei loro Paesi. Abbiamo visto un’Argentina a fari spenti, come la sua economia, un’Argentina confusa e nervosa come immaginiamo siano i cittadini di quel grande Paese attanagliati da una crisi economica tragica. Abbiamo visto invece una Croazia baldanzosa e felice a immagine di uno Stato giovane che va bene senza tanti sofismi culturali “europei”. Abbiamo visto una Francia in bilico fra potenza e  incertezza proprio come l’avvio del settennato di Macron. Abbiamo visto una bella Spagna, vorremmo fosse un effetto-Sanchez ma sappiamo che non è così, e un Portogallo che è fra i potenti d’Europa (grazie a un uomo solo al comando, però). Abbiamo visto una Russia tosta e sugli attenti come si conviene ai sudditi dello zar Putin. Abbiamo visto un Brasile fantasioso ma presuntuoso, sempre alla ricerca di un equilibrio che non si trova, esattamente come accade nel dopo-Lula. Abbiamo visto una Germania organizzata ma con qualche problemino di tutto nuovo, come accade in questo periodo a frau Angela e un’Inghilterra ringhiosa da Brexit. Abbiamo visto una Svizzera antipatica proprio come la Svizzera. Abbiamo visto un bel Messico – con tanti saluti a Donald Trump – e un Iran cresciuto ma indecifrabile come la politica di Teheran. E l’Italia? L’Italia non c’è, proprio come quella di (Giuseppe) Conte.

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