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Menzogna continua: il Prof Conte non ha rinunciato al concorso

Dunque, il 6 settembre il prof. Conte dice che si ritira dal concorso per la cattedra di diritto privato alla Sapienza. L’8 settembre prende una sonora bocciatura in storia del Novecento, con una gaffe sul 25 aprile. Il 10 settembre non si presenta all’esame di Legal English, nel prestigioso ateneo romano, dove tutto era preparato per l’arrivo del premier-cerca lavoro.

Giorni difficili per il professore prestato alla carriera di presidente del Consiglio, giorni confusi, tra concorsi dimenticati, date che si accavallano nella testa, libri di storia e di diritto, qualche dispensa di inglese donata dall’amico Trump. Ma è l’8 settembre del 1943? O il 10 settembre del 2018? Come si dice “rimandiamo l’esame” in legal english? Si sarà chiesto dubbioso il premier. Bah.

Tant’è che pure al New York Times tocca titolare sul premier italiano che cerca un secondo lavoro, come se il primo, con tutti i guai che abbiamo, tra i 1131 posti di lavoro persi ogni giorno da quando esiste il decreto dignità, lo spread che brucia i risparmi, il Pil in frenata, non bastasse per farlo restare concentrato sul suo incarico giorno e notte. Sarà che Conte si sente precario, con l’autunno caldo in arrivo? Si chiede il Nyt che prosegue notando come una notizia del genere sul primo ministro italiano non abbia esattamente ispirato fiducia in un governo “populista e anti-establishment che molti in Italia vedono come una grave minaccia per l’Unione europea”.

Come dire che in Italia abbiamo un problema grande come una casa di accountability che si traduce in una fuga di tutto: capitali, investitori, giovani, lavoratori, imprese. Eppure, mentre sulle nostre teste è in atto una diaspora tale, le cose del piccolo mondo antico vanno avanti come devono. La cattedra che fu di Guido Alpa si libera il 31 ottobre e aspetta solo il premier Conte, come scrive il sito Politico.Eu che aveva rivelato lo scoop giovedì scorso e oggi torna sul caso, dopo aver verificato che l’esame che avrebbe dovuto perfezionare la selezione agostana dei candidati, è soltanto stato rimandato. Il concorso sarebbe dunque “congelato”, secondo quanto riporta Silvia Sciorilli Borrelli.

E’ accaduto questo, stamane: gli altri due candidati si sono presentati nell’aula della facoltà di giurisprudenza, fuori la Minerva alza lo scudo e la freccia, silenziosa e severa. Dicono che se uno studente la guarda negli occhi prima di sostenere un esame, non lo passerà. Chissà se è andata così per i due prof. che aspiravano alla cattedra di diritto privato e che stamane erano pronti per il colloquio che avrebbe potuto segnare il loro destino.

Ci dispiace ma dobbiamo informarvi del fatto che il terzo candidato, per impegni istituzionali, non può sostenere oggi l’esame, come voi altri. Che si fa? Si rimanda? Propone la commissione. Si parlano un minuto: ma non aveva rinunciato? Mah. Esito: certo che si rimanda. Tanto rimandare si può, fino a 6 mesi dalla data di pubblicazione del decreto di nomina e poi  “per comprovati ed eccezionali motivi” il Ministero dell’Istruzione (breaking news: l’inquieto Giarrusso non trova pace ed stranamente non è più il controllore dei concorsi universitari!!!) può concedere una proroga ulteriore di due mesi.

Ma c’è ancora tempo, sentite qui: “Nel caso in cui i lavori non siano conclusi entro quei termini, il Ministero sostituisce la commissione assegnando un nuovo termine per la conclusione dei lavori non superiore a sei mesi”, dice il regolamento della Sapienza. Significa che se proprio si mette male e a Conte gli tocca fare il premier ancora per molto, si può sostituire la commissione e ricominciare da capo. Bello, no? Quindi: per ora la cattedra di Alpa è salva. E aspetta che sia occupata dal successore di diritto, l’allievo Conte: d’altra parte lo aveva detto lo stesso barone, “è preparatissimo, la cattedra la merita”. Tutto chiaro?

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