Scena muta di Conte su Salvini, sceneggiata M5s. Il Pd presenta mozione di sfiducia

Focus

Il presidente del Consiglio in Senato fa un discorso scontato e molto debole sul Russiagate. Il M5s fa finta di protestare e lascia gli scranni di Palazzo Madama

Un intervento vuoto, inutile, lontano anni luce da ciò che alcuni osservatori si potevano aspettare. Quelli che dicevano, insomma, “vedrete che Conte, dopo aver dato il via libera alla Tav, non sarà tenero con Salvini”, sono stati smentiti. L’informativa del presidente del Consiglio è stata una boccata d’aria fresca, che non scalfisce minimamente il ministro dell’Interno, non entrando minimamente nel merito della vicenda russa che coinvolge direttamente il leader della Lega.

L’esordio di Conte è pura teoria. “Non mi sono mai sottratto al confronto con il Parlamento. Purtroppo la mutazione profonda degli equilibri istituzionali che sta dando sempre più potere all’esecutivo. Voglio impegnarmi insieme a voi per invertire questa tendenza. L’interlocuzione è sempre più difficile con il governo, farò tutto il possibile perché il confronto migliori”. E poi un riferimento esplicito, forse inaspettato, ad un’eventuale crisi di governo: “In quest’Aula mi avete dato la fiducia e qui tornerò se dovesse presentarsi l’eventualità di una crisi”. E’ una sorta di parlamentarizzazione anticipata della crisi, un dettaglio non di poco conto.

Poi sono arrivate le ovvietà. Sulla questione russa, Conte non ha detto nulla. Ha confermato che Palazzo Chigi non ha e non ha avuto alcun rapporto con Gianluca Savoini, che è stato invitato a partecipare alle varie iniziative governative da Claudio D’Amico, consigliere di Matteo Salvini, che era a Mosca, e a Roma in occasione della visita di Putin, al seguito della delegazione del Viminale. Ha fatto sapere a tutti che esiste un’indagine della Procura di Milano su Savoini (come se ve ne fosse bisogno) e ha ribadito che questa vicenda non ha nulla a che fare, dal lato penale, con il governo. E ha chiesto più cautela, pur ribadendone la fiducia, a tutti i suoi ministri.

Infine una scontata e inutile presa di posizione sulla politica estera: “Non risulta alcun scostamento dalla linea di politica internazionale. La nostra collocazione non è mai stata condizionata dai rapporti che hanno singole forze politiche con altri Paesi. I nostri rapporti con la Russia sono legati agli interessi nazionali, di cui fanno parte la nostra adesione alla Nato e all’Unione Europea. Ciascuna forza politica è libera di coltivare rapporti con singoli partiti politici di altri Paesi, ma mi sono sempre adoperato perché gli interessi di parte fossero sempre filtrati in base agli interessi nazionali”.

Niente di nuovo, quindi. Ciò che c’è di nuovo è che invece sembra acuirsi la spaccatura tra Conte e il Movimento 5 Stelle. La maggioranza dei senatori grillini, infatti, hanno lasciato l’Aula appena prima che cominciasse a parlare il presidente del Consiglio. C’è chi dice che sia stato un gesto di protesta per le parole sulla Tav. Chi, ancora, sostiene che “i Cinque Stelle volevano che parlasse Salvini”. La verità è che siamo di fronte all’ennesima sceneggiata, che dimostra che il governo e la maggioranza sono a pezzi. “Mentre il premier parla del Russiagate – ha subito scritto Nicola Zingaretti – i senatori del M5s sono fuori dall’Aula. Non c’è più una maggioranza. Si metta fine a questa agonia, a casa e subito al voto”.

Durissima la replica del senatore del Partito Democratico Dario Parrini: “Siamo di fronte alla manomissione della credibilità del Paese, alla compromissione della sua collocazione internazionale. Le parole del presidente Conte erano fatte per rassicurarci ma non ci hanno rassicurato per niente. C’è un ministro in fuga dai 49 milioni, da Siri, dai processi, dalle mie interrogazioni, è un ministro in fuga da tutto. E’ il ministro della fuga e del tradimento perché fuggendo così dai suoi doveri ha tradito i suoi doveri e le istituzioni di questo”.

A giudizio di Parrini, da Conte sono arrivate “parole evasive: lei ha evitato di rispondere alle quattro questioni che pesano come macigni e che aleggiano intorno allo scandalo internazionale e che il ministro dell’Interno si compiace di definire un cumulo di fantasie. Fantasie per niente”.

Laprima domanda: “Lei trova normale che Savoini fosse presente alla cena con Putin? Le hanno fatto dire che l’apertura dell’inchiesta è stata successiva alla cena, ma Savoini era al centro di un’inchiesta giornalistica non smentita da mesi, dal 24 febbraio era un personaggio discutibile, ed è stato presente alla cena con Putin”. Seconda questione: “Lei trova normale che a provocare la presenza di Savoini sia stato Claudio D’Amico, consigliere strategico di Salvini e socio d’affari di Savoini? D’Amico è pagato dai contribuenti italiani con 65 euro di stipendio l’anno. E lei oggi avrebbe dovuto dirci che non merita di stare un secondo di più nel suo incarico, ma non ce l’ha detto perché forse è meno libero di quel che dice”.

Terza domanda di Parrini a Conte: “Lei ritiene normale che il ministro dell’Interno abbia mentito agli italiani sulla sua consapevolezza di quale fosse il ruolo di Saovini nella missione di ottobre? Lei su questo non ci ha detto niente”. Quarta domanda: “Il ministro dell’Interno e vice premier non è stato in grado di smentire di aver incontrato di nascosto, perché non c’è nell’agenda ufficiale, la sera prima della trattativa di Savoini, nei locali di proprietà di un soggetto sotto sanzioni, il suo parigrado Dmitry Kozak, che non può entrare nel territorio dell’Unione Europea. Lei si rende conto della gravità? E non ho sentito una parola”.

Alla fine dell’informativa, l’annuncio del capogruppo dem al Senato: “In Senato oggi Conte fa scena muta, Salvini continua a scappare ed i 5 stelle tornano all’avanspettacolo. A questo punto il Pd presenta una mozione di sfiducia individuale al ministro dell’Interno Salvini per costringerlo a raccontare al Parlamento la sua versione dei fatti”.

 

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