Stasera l’ennesimo vertice, toni non esattamente amichevoli

Focus

Il premier entra nella partita politica e avverte: “Rischiamo di andare tutti a casa”. Segnali di disgelo tra Salvini e Di Maio, ma sarà pace?

È passata meno di una settimana dall’anomalo sfogo del premier Conte, che aveva pronunciato la sua richiesta all’esecutivo di ritrovare compattezza in una conferenza stampa e non davanti alle Camere (come forse sarebbe stato più opportuno), ma la soluzione ai problemi interni al governo appare ancora lontana.

Il prossimo banco di prova, dopo le fibrillazioni seguite al risultato del voto alle europee, è atteso per stasera, con l’ennesimo vertice convocato da Conte con Salvini e Di Maio in vista del Consiglio dei ministri previsto per domani.

Al centro dell’incontro, verosimilmente, una verifica della tenuta dell’esecutivo, con un occhio alla procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, praticamente già avviata e che potrebbe prendere il va ufficialmente il prossimo 9 luglio.

Nodi che Conte ha anticipato oggi in un colloquio col Corriere della Sera, nel quale ha esplicitamente parlato del rischio di una Lega che potrebbe lasciarsi prendere “da prospettive di predominio”, assumendo “via via atteggiamenti sempre più strumentali”. Un vero e proprio avvertimento a Salvini e alle mire del capo leghista su Palazzo Chigi, quello lanciato da Conte, che ha ricordato come “la composizione del nostro Parlamento non è cambiata” e che “se la Lega aspira a capitalizzare un consenso politico in un sistema fondato sulla democrazia parlamentare, non può che passare da elezioni politiche”.

Una inedita veste politica per un premier che fin qui aveva preferito giocare il ruolo di arbitro fra due contendenti, che spinge Conte – evidentemente di intesa con Tria, l’altro con cui Salvini non è in buone acque –  fino a non smentire le preoccupazioni di chi, nell’accelerazione della Lega nella vicenda dei minibot, ha letto in controluce la volontà del Carroccio di preparare il terreno per una possibile uscita dall’euro. “Questo va chiesto a Claudio Borghi, che ha lanciato la proposta”, l’ha buttata lì il premier.

Alla fine la posta in gioco è chiaramente esplicitata. “Se non ci sarà lo stesso sussulto di responsabilità avuto a dicembre – ha avvertito Conte – rischiamo di andarcene tutti a casa”.

Le parole a poche ore dal vertice notturno non sono proprio amichevoli. “Mi aspetto risposte sul salario minimo e che la Lega ritiri gli emendamenti che provano a fermarlo”, ha detto con tono ultimativo Di Maio. Parole a cui ha subito risposto Salvini, che ha tuonato: “Se qualcuno pensa di stare al governo per tirarla in lungo o crescere dello zero virgola, non è quello di cui abbiamo bisogno”.

Non resta che attendere le prossime ore per capire se la pax strombazzata dagli spin doctor del governo nei giorni scorsi sia reale o di facciata. Nel frattempo, a fare da richiamo alla realtà restano i numeri sull’andamento dell’economia (è di oggi la notizia di una brusca frenata della produzione industriale, praticamente allo stallo), e la paralisi di Parlamento ormai da settimane fermo, aspettando Godot.

 

 

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