L’immobilismo di un governo diviso su tutto

Focus

Il vero conflitto è sui conti pubblici ed è tra la Lega di Salvini e il “partito del Presidente” capeggiato da Conte e Tria

Non riescono a cavare un ragno dal buco. L’immobilismo del governo sulla linea di politica economica sta diventando sconcertante.

Sembrava che il vertice di qualche giorno fa tra Conte e i suoi due vice avesse suggellato una pax dopo il plateale ultimatum del premier arrivato a inizio giugno con la famosa conferenza stampa. Ma è bastato parlare di temi economici per riaccendere il fuoco tra i protagonisti.

Lo scontro sulla Flat tax avvenuto ieri non è di poco conto e fa emergere con forza come ormai il vero conflitto sia tra la Lega di Salvini e il “partito del Presidente” per garantire la tenuta dei conti pubblici, capeggiato da Conte e Tria. Con il Movimento Cinque Stelle che rimane a guardare, ormai ondivago e incapace di decidere su qualunque cosa (a tratti sembra addirittura una corrente interna alla Lega): persino il voto sulla salvezza di Radio radicale ne è un esempio.

Nel vertice di ieri sera le tensioni sono arrivate quando il ministro Tria avrebbe spiegato a Salvini che la Flat Tax non potrà essere finanziata in deficit, come pretenderebbe invece il Carroccio. E la riunione sarebbe terminata nel momento in cui il titolare di via XX settembre avrebbe chiesto al leader leghista quali fossero le coperture. Perché è proprio su questo punto che si giocherà la partita con l’Europa: senza valide coperture Tria non riuscirà mai ad ottenere un via libera da Bruxelles.

Lo scontro con l’Ue sarà infatti molto incentrato sulla Flat tax (una riduzione delle aliquote più che una vera tassa piatta), perché è chiaro che la Commissione non accetterà mai un taglio fatto in deficit. Anche perché non è stato dimostrato che una strada del genere riesca a mettere al sicuro i conti: il maggiore gettito legato alla crescita del Pil non sarà mai uguale alle minori entrate legate al calo delle tasse.

Per rassicurare gli alleati-avversari il leader del Carroccio ha parlato ieri di un documento quasi pronto della Lega in cui saranno presenti tutte le coperture e i dettagli. E già questo aspetto fa emergere una prima anomalia: non dovrebbe essere il ministro dell’Economia la figura deputata a trovare le soluzioni economiche?

Ma Salvini ha un suo piano quando gioca a fare l’aspirante premier. La sua strategia è quella di tenere alta la tensione all’interno del governo per intestarsi la battaglia del calo delle tasse. Riunisce i ministri a casa sua e fa tutto il possibile per gettare benzina sul fuoco (comprese le dirette Facebook sui tetti del Viminale in cui attacca la Raggi). E lunedì proverà anche a farsi accreditare da Trump nel suo viaggio negli Usa.

Tuttavia nel suo atteggiamento, che rappresenta di fatto un nuovo step di campagna elettorale, il leader della Lega sembra dimenticare che sullo sfondo c’è una difficile trattativa con l’Europa da portare avanti. E sembra sottovalutare gli effetti della sua continua delegittimazione nei confronti della Commissione europea.

Va ricordato infatti come l’attuale Commissione sia ancora nella pienezza dei suoi poteri visto che le nuove famiglie politiche che riempiranno l’Europarlamento saranno più o meno le stesse delle precedenti: non è arrivato quell’incremento di forze sovraniste tanto sbandierato dal leader della Lega. Ed è chiaro che una discussione più costruttiva con l’Ue avrebbe sicuramente reso le cose meno difficili per l’Italia, considerando che spesso le decisioni a palazzo Berlaymont muovono i loro passi insieme a negoziati politici.

Ma nell’Esecutivo difficilmente si troverà una quadra per portare avanti il negoziato visto che si discute su tutto. E intanto il Paese resta fermo.

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