A Bruxelles va un’Italia isolata e senza idee

Focus

Il premier Giuseppe Conte alla Camera per l’informativa in vista del vertice di domani. Ma il presidente del Consiglio in Parlamento ancora generico

Dunque ci siamo. Domani prenderà il via a Bruxelles un Consiglio europeo che, nelle premesse, si annuncia come decisivo. Sul tavolo dei 28, oltre al bilancio della Ue e al punto sui negoziati sulla Brexit, anche la questione diventata ormai scottante della gestione dei flussi migratori.

L’Italia, che le decisioni muscolari del ministro Salvini in tema di immigrazione hanno reso il centro della bufera – oltre che di pesanti crisi diplomatiche, come quella con la Francia di Macron – si presenterà in Europa con il volto “buono” e i sorrisi affabili del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che oggi ha riferito in Aula, come da prassi, sull’importante appuntamento di domani.

L’intervento di Conte ha ricalcato per toni e contenuti quanto già detto al prevertice a 16 di domenica scorsa, con l’annuncio roboante di un appuntamento che “può diventare uno spartiacque”. A ben guardare la sostanza però, nonostante l’abile confezione comunicativa che lo staff mandato da M5S ha cucito addosso al premier, il pacchetto di proposte che l’Italia si appresta a presentare in Europa appare come un collage improvvisato di cose già viste e sentite, mentre in patria Salvini continua, al contrario, a usare pugno duro e voce grossa. Un’ambiguità che rischia di esporre l’Italia a una perdita di credibilità e, dunque, a un pericoloso isolamento.

Un esempio su tutti è la richiesta, nel giorno in cui Malta ha dato il via libera allo sbarco della nave Lifeline , di “revisione del Regolamento di Dublino”, perché “le coste italiane sono coste europee” e “il criterio del Paese di primo arrivo va rivisto e superato”. Una posizione che appare quantomeno curiosa alla luce delle scelte compiute in Europa solo qualche mese fa da chi oggi è maggioranza di governo, con il voto contrario di M5S e l’astensione della Lega alla proposta di riforma proprio del Regolamento di Dublino votata dal Parlamento europeo e che già sancisce, esattamente, le proposte declamate oggi da Conte.

L’impressione dunque, come rimarcato in Aula da Andrea Romano, è che il governo stia “mettendo in scena un gioco delle parti” e, come rimarcato dal deputato dem, l’assenza oggi Aula di Luigi Di Maio e Matteo Salvini ne è “il segno più chiaro”.

Per dirla con Piero Fassino, anche lui intervenuto in Aula per il Pd, “non basta dire ‘prendetevi un po’ di migranti perché noi ne abbiamo troppi’. Bisogna essere assertori di una vera strategia europea”.

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