Il Conte Zelig saluta e se ne va (sperando di tornare)

Focus

Un brutto governo oggi chiude la sua esperienza. Le incognite sul futuro del premier, che alla fine ha dimostrato un certo nerbo: bastera?

Ci siamo, è finita. L’esperimento gialloverde si conclude oggi, con gran sollievo degli oppositori e disperazione dei sostenitori. Alle 15 la presidente del Senato Casellati darà la parola al presidente del Consiglio.

Lui, Giuseppe Conte, elegante in blu come al solito, fazzoletto immacolato a tre punte nel taschino, ciuffo sulla fronte leggermente ribelle, con il suo intercalare meno monotono del solito squadernerà la sua verità sul tradimento di Matteo Salvini (che non dovrebbe essere al banco del governo, un minimo di decenza). E alla fine del discorso risuonerà il fatidico quanto definitivo “pertanto”, quel “pertanto” che prepara l’uscita: “… e pertanto mi reco al Quirinale per rassegnare le dimissioni del mio governo”.

Il politologo Massimiliano Panarari, in una intervista a Democratica, lo ha ribattezzato “il Conte Zelig”, dal nome del camaleontico protagonista del famoso film di Woody Allen che cambiava fisionomia e carattere a seconda delle situazioni (la leggete qui).

Intendiamoci. Nulla di male per un uomo politico cambiare posizione, collocazione, linea: ci sono innumerevoli precedenti, diciamo. Ci fu persino chi teorizzò, e praticò, il trasformismo, da Depretis a Giolitti – e non parliamo poi di vari personaggi democristiani.

E ora Conte, che farà, Conte? Può guidare un”bis” con il Pd. Può formare un governo di transizione elettorale. Può andare a Bruxelles. Può attendere e fare la riserva della Repubblica. Può tornare a insegnare. Un arco ampio di possibilità, dalla rinascita al dimenticatoio.

L’uomo ha dimostrato, specie alla fine, un certo nerbo. Il che non oscura la debolezza infinita del suo agire nel corso diquesto lungo anno nel quale si è barcamenato fra i due suoi vice in lotta fra di loro. Non è stata una posizione invidiabile, eppure il premier semplicemente non ha fatto il premier. Il suo governo passa alla storia come uno dei più fallimentari.

Negli ultimi tempi, di fronte alla nevrastenica offensiva di Salvini, Conte ha rizzato la schiena. Poteva farlo prima, ma tuttavia questo gli consente di restare in campo. Ma come? Non lo sa nemmeno lui, in queste difficili ore che preparano la sua uscita di scena.

 

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