Europa e Italia al bivio fra riformismo e nuovo fascismo

Focus

Applicare severamente le leggi, magari rafforzandole. Il 4 marzo va alzato un argine

Il fascismo non è morto. Berlusconi minimizza con ovvietà tipo che Mussolini e Hitler non ci sono più e quindi non c’è problema: discorsi da bar. Ma quando in Germania i sondaggi danno Alternative für Deutschland ormai al secondo posto davanti ai socialdemocratici è segno che l’Europa ha un problema enorme. Quando l’estrema destra governa l’Austria, idem. Per non parlare di quello succede nei paesi ex comunisti. Solo grazie a Emmanuel Macron oggi la Francia è nelle mani dei democratici.

I pericoli in Italia

E da noi, come negare l’emersione di gruppi e gruppetti neofascisti unitamente allo scivolamento a destra della Lega di Salvini? Il Cavaliere ci gioca cinicamente ma rischia di restare sotto le macerie di una nuova destra egemone, apprendista stregone di un pericolo reazionario che egli, nella sua smisurata presunzione, si illude di poter ammansire.

Non c’è, in Italia, una imminente minaccia alla democrazia e alla libertà.

C’è però il rischio concreto di un coagulo di pulsioni antiliberali che, se politicamente organizzate, potrebbero produrre nuovi fenomeni inquietanti. La crisi d’immagine, ma anche di sostanza, delle istituzioni democratiche, dei meccanismi legislativi e di governo, la pesantezza del sistema burocratico, l’incepparsi dei canali di comunicazione fra politica e società: tutto questo alimenta il rifiuto tout court della politica e della democrazia. Non siamo certo a Weimar. Nell’Italia del 2018 ci sono forze riformatrici e liberali che sono al governo e che in ogni caso saranno protagoniste. Però, attenzione.

Applichiamo le leggi

La questione è molto seria e molto complessa. Bastasse “sciogliere” i gruppi che si esplicitamente si dichiarano eredi del fascismo – CasaPound, Forza nuova – saremmo tutti contenti. Purtroppo è una scorciatoia.

Altra cosa – qui forse bisogna fare di più – è punire con il massimo rigore previsto dalle attuali leggi tutte le ostentazioni di adesione al fascismo, al nazismo, al razzismo; tutte le rivendicazioni di “eredità” di quelle nefaste esperienze storiche; e ovviamente tutti i comportamenti violenti o inneggianti alla violenza che spesso connotano i gruppi neofascisti: è ora di dire basta a questi ragazzotti che fanno il saluto romano e che spadroneggiano in alcune scuole o in certi quartieri. Applichiamo le leggi che ci sono, si lavori insieme per rinnovarle e rafforzarle.

Il 4 marzo va alzato un argine

E’ possibile dunque che l’Europa stia andando incontro a un nuovo bivio storico. La crisi delle democrazie europee nella quale siamo piombati può sfociare in un nuovo avanzamento sociale, politico, istituzionale – a livello europeo e nazionale – così come può prendere la strada dell’involuzione populista e di destra, irrazionale e disgregatrice dell’ordine democratico. E il 4 marzo in questo quadro è uno snodo decisivo per alzare un argine contro il ritorno dei peggiori incubi del Novecento.

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