Nord Corea, tensione alle stelle. Usa, Russia, Cina: tutti contro tutti

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E mentre si cerca disperatamente di aprire un canale diplomatico, Trump continua a fare il bullo

“L’ultima azione della Corea del Nord avvicina il mondo alla guerra, non lo allontana”. Lo dice apertamente, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza, l’ambasciatrice americana all’Onu Nikki Haley. “E se sarà guerra – assicura – il regime nordcoreano sarà completamente distrutto”.

L’ennesima provocazione del regime di Pyongyang, con relativo annuncio al mondo di “essere diventata una potenza atomica” sta lasciando strascichi pesanti e il rischio di un’escalation è sempre più tangibile.

Pochi minuti prima della Haley, il presidente americano Donald Trump era tornato ad attaccare sul piano personale Kim Jong-un, deridendolo e descrivendolo come un “cagnolino malato”. “The little rocket man”, il piccolo uomo-missile, ha ripetuto davanti ai suoi calorosi sostenitori. Parole che, ancora una volta, buttano benzina sul fuoco, alimentando una guerra di offese e insulti che va avanti da mesi.

Un atteggiamento – quello del vecchio Trump – che di certo non favorisce la realizzazione di quel canale diplomatico che con enorme fatica il segretario di Stato Rex Tillerson, insieme ai vertici diplomatici giapponesi, sta cercando di aprire.

Intanto, mentre al Tesoro americano si studiano nuove sanzioni finanziarie e al Pentagono si valuta l’ipotesi di un blocco navale, le Nazioni Unite rinviano la decisione di nuove misure punitive verso Pyongyang, con i Quindici del Consiglio di sicurezza che per il momento insistono sulla piena e rigorosa attuazione delle sanzioni già prese negli ultimi mesi. Soprattutto da parte della Cina che resta il più stretto alleato della Corea del Nord.

Quindi l’ennesimo appello americano alla comunità internazionale (rivolto ancora una volta soprattutto a Pechino) per “tagliare tutti i rapporti con Pyongyang”, per isolare ulteriormente il regime di Kim: dai rapporti diplomatici, alla cooperazione militare, scientifica e commerciale, passando per lo stop a tutte le importazioni ed esportazioni, compresa quella di petrolio.

Una cosa è certa: sia Mosca che Pechino non considerano quella militare un’opzione praticabile. “Se gli Usa stanno cercando un pretesto per distruggere la Corea del Nord, che lo dicano apertamente”, ha detto il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov che taglia corto anche sulla possibilità di aumentare le sanzioni nei confronti del Paese asiatico: “Penso che questo sia un grosso errore”. La Cina, ha spiegato il portavoce, si aspetta che le parti coinvolte possano trovare una soluzione al conflitto “attraverso il dialogo e i negoziati”.

 

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