Corruzione e non solo: la Lega stritolata dall’inchieste

Focus

Il partito che gridava “Roma ladrona” non è più credibile

L’arresto di Paolo Arata sta mettendo in difficoltà il ministro dell’Interno Matteo Salvini che si ritrova a dover rispondere alle accuse di chi gli contesta troppo lassismo. Il partito che gridava “Roma ladrona” non è più credibile: la Lega è un partito che governa e ha governato per decenni a livello comunale, regionale e nazionale. Eppure, si comporta e agisce come se fosse stato fondato poco prima delle ultime elezione. Intanto una sfilza di accuse, processi e condanne nei confronti di uomini della Lega o comunque vicini a essa stanno segnando irreparabilmente il governo gialloverde.

L’arresto di Arata

L’ultima vicenda riguarda l’arrestato di Paolo Arata, ex consulente della Lega per l’energia ed ex deputato di Fi, e il figlio Francesco. L’accusa è di corruzione, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni. Sarebbero soci occulti dell’imprenditore trapanese dell’eolico Vito Nicastri – già in cella – ritenuto dai magistrati tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro. La misura cautelare è stata notificata in carcere anche per il figlio di Nicastri, Manlio.

La tranche su Siri

Armando Siri, eletto nel 2018 per la prima volta in Parlamento nel 2018 e con la nascita del governo Conte scelto come sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, risulta indagato per corruzione a Palermo con l’accusa di aver accettato soldi per inserire una norma sulle energie rinnovabili nella legge di Bilancio. Siri secondo le accuse si sarebbe speso per promuovere provvedimenti regolamentari o legislativi per favorire gli interessi economici di Paolo Arata. In particolare, la vicenda riguarda presunta tangente da 30mila euro, data o promessa al sottosegretario in cambio di un aggiustamento al Def del 2018 sugli incentivi al mini-eolico. Il seguito all’inchiesta il ministro Danilo Toninelli, a inizio maggio 2019, ha deciso di revocare a Siri la carica si sottosegretario.

Il caso Rixi

Ma le grane giudiziarie per la Lega non finiscono. Qualche settimana fa il tribunale di Genova ha condannato a tre anni e cinque mesi il viceministro leghista alle Infrastrutture Edoardo Rixi al termine del processo per le cosiddette ‘spese pazze‘ in Regione Liguria negli anni dal 2010 al 2012.

Il Caso Fontana

Il presidente leghista della Regione Lombardia invece, Attilio Fontana, risulta indagato per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sulle tangenti che, il 7 maggio 2019, si è abbattuta sui vertici regionali di Forza Italia, con 43 arresti. Secondo i magistrati, il governatore, facendo nominare con una delibera un suo ex socio di studio, Luca Marsico, al Nucleo di valutazione degli investimenti della Regione, avrebbe violato il principio di imparzialità. Quel posto non era di nomina fiduciaria, ma si trattava di un incarico che era passato per un avviso pubblico, a cui hanno partecipato decine di persone. Fontana si è presentato ai pm per chiarire la sua posizione.

Il sindaco di Legnano

A maggio scorso è stato poi arrestato il sindaco leghista di Legnano, Gianbattista Fratus, che oggi si trova ai domiciliari, accusato di turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e corruzione elettorale. Fratus aveva rassegnato le proprie dimissioni in seguito all’arresto, ma la scorsa settimana – passate le europee – ha deciso di ritirarle.

Fondi pubblici. L’inchiesta di Report

Il 10 giugno Report ha trasmesso un’inchiesta in cui ha ricostruito alcuni movimenti sospetti di denaro. Secondo il programma, il partito di Matteo Salvini avrebbe versato ad esempio – 480mila euro di fondi pubblici alla cognata di Alberto Di Rubba, direttore amministrativo del gruppo parlamentare della Camera. La causale? Comunicare le attività del gruppo sui social network. Peccato che la cognata di Di Rubba sia una barista. Secondo Report, la donna figura anche come capo di una società che a 8 giorni dalla sua nascita riceve un bonifico sostanzioso dal gruppo parlamentare al Senato della Lega. Raggiunta al bar, la donna si è rifiutata di spiegare il suo ruolo e i movimenti di denaro. Il giorno dopo la messa in onda il deputato e tesoriere della Lega Giulio Centemero ha annunciato una querela al programma, commentando: “La solita narrativa fatta di omissioni, imprecisioni e pure invenzioni, salvo poi specificare che probabilmente è tutto legale”.

I 49 milioni di euro scomparsi

Come non rammentare poi la vicenda dei 49 milioni di euro scomparsi, su cui indaga la Procura di Genova. I magistrati hanno trovato l’accordo con il partito di Salvini: 100mila euro ogni bimestre, da versare in 76 anni, che però non ha risolto tutti i problemi. Il Carroccio ha ottenuto una restituzione graduale, ma la Guardia di finanza continua ad indagare su una serie di investimenti usciti dai conti presso la Sparkasse di Bolzano: denaro sarebbe transitato, attraverso un istituto svizzero specializzato nel private banking, in direzione Lussemburgo. Nel 2017 per la vicenda dei rimborsi elettorali sono stati condannati tra gli altri, anche lo storico leader della Lega Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito.

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