Cosa cambia dal 1 giugno per chi affitta con Airbnb: facciamo qualche conto

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Forse non sarà più così tanto conveniente ma rimarrà sempre la scelta più vantaggiosa in confronto agli affitti lunghi

Finalmente si fa un po’ di chiarezza. Chi affitta su portali ormai super inflazionati, come Airbnb ma anche Booking, dovrà pagare una cedolare secca del 21%. Fino ad oggi, nonostante le norme già lo prevedessero, era lasciato al “buon cuore” degli affittuari dichiarare nella propria dichiarazione dei redditi. Dal primo giugno le cose cambiano e lo Stato impone che la regola venga rispettata da tutti.

Un vuoto che viene colmato nell’ottica della lotta all’antievasione e che costituisce uno dei provvedimenti della cosiddetta manovra correttiva, approvata in questi giorni dal ministro Padoan in seguito alle richieste della Ue di ridurre il deficit strutturale italiano di 3,4 miliardi.

Nel concreto a pagare saranno direttamente gli intermediari che ricevono l’affitto breve tramite Airbnb e portali simili. Secondo una stima del Sole 24 Ore “oggi dalla cifra ricavata a notte – in genere i prezzi partono da 40-50 euro a posto letto per arrivare a cifre ben più alte a seconda del lusso della casa – bisognerà togliere la commissione dei portali (tra il 16 e il 20%) e il 21% di cedolare secca. In tasca al proprietario arriverà quindi poco più del 60% del prezzo a notte, dal quale dovrà togliere le spese di condominio, i servizi (luce gas etc) e le spese di pulizia, se non sceglie di farle in proprio”.

Forse non sarà più così tanto conveniente ma rimarrà sempre la scelta più vantaggiosa in confronto agli affitti lunghi.

 

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